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2006: XXIV Edizione

Dal 1983, il Centro Flog Tradizioni Popolari di Firenze organizza e promuove il Festival del Film Etnomusicale, rassegna di cinema documentaristico di interesse etnomusicale, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Toscana, il Comune di Firenze, e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri. A distanza di poco più di vent?anni dal suo esordio, il festival fiorentino ha continuato la sua strada, tra mille difficoltà ed ostacoli, fino ad arrivare oggi al glorioso primato di essere l’unico festival europeo ad essersi caratterizzato fin dai suoi inizi per la scelta di uno specifico campo d’interesse e d’indagine relativo ai filmati di taglio etnomusicologico, un ambito scientifico e culturale che si colloca all’incrocio tra il cinema etno-antropologico (o antropologia visiva) e l’etnomusicologia: il cinema etnomusicale.

Fin dalle sue prime edizioni, la manifestazione ha passato in rassegna la migliore produzione documentaristica “d’Autore”, proiettando filmati in 16mm di cineasti del calibro di Jean Rouch, Margaret Mead, Robert Flaherty, Gilbert Rouget, Hugo Zemp, George Luneau e Diego Carpitella. Fondamentale è stato l’apporto dei due più grandi centri europei di produzione e distribuzione di documentari etnografici – il Centre National de la Recherche Scientifique (C.N.R.S.) di Parigi e l?Institut für den Wissenschaftlichen Film (I.W.F.) di Göttingen – oltre alla consulenza degli specialisti della Società Italiana di Etnomusicologia (S.I.E.). Prezioso è stato anche il contributo del Comitato del Film Etnografico e del Dipartimento di Etnomusicologia del Musée de l’Homme di Parigi.

La Rassegna si propone di dare una visione panoramica e documentata scientificamente delle musiche tradizionali dei popoli nel mondo attraverso il supporto filmico ed audiovisivo, offrendo a un pubblico sempre più vasto, composto non solo da specialisti del settore ma anche da semplici appassionati, la possibilità di addentrarsi all?interno di mondi geograficamente e culturalmente lontani da quello in cui viviamo ma che sentiamo come sempre più vicini a noi, se non alla nostra cultura, alla nostra sensibilità.

Il cartellone del festival si compone di quei filmati che analizzano il rapporto dell’uomo con le proprie tradizioni culturali-musicali, e come queste tradizioni si modificano a seguito dei processi di migrazione, urbanizzazione, industrializzazione, e in generale la dialettica tra processi di ‘globalizzazione’ e ‘localizzazione’. La rassegna è una mostra cinematografica che non vuole limitarsi alla documentazione della musica tradizionale, ossia quella che emerge dalle comunità rurali che possiedono ancora una tradizione orale, ma punta l?obiettivo anche sul fenomeno della world-music, meticciato musicale in cui si incontrano sonorità moderne, legate al pop rock occidentale, e musiche etniche di tutto il mondo.

La Rassegna cerca di offrire una lunga ?carrellata? (o una vasta ?panoramica?) di video documentari sulle tradizioni musicali appartenenti sia a culture extraeuropee che eurofolkloriche. I filmati selezionati sono delle rarità, degli inediti, delle prime visioni nazionali o europee che, non essendo stati inclusi nei circuiti commerciali, sono passati perlopiù inosservati. Per questo la Rassegna si focalizza proprio su quella produzione che non è mai stata vista in Italia o che ha circolato solo in alcuni festival internazionali, grazie ad uno sforzo congiunto con alcune cineteche, case di produzione e/o distribuzione europee ed americane, festival e rassegne di cinema.

La maggior parte delle produzioni filmiche in programma sono di recente pubblicazione e sono realizzati da produttori indipendenti o da istituzioni e reti televisive. Nell?ultimo decennio, infatti, anche a causa delle trasformazioni etniche delle nostre società occidentali, si sono interessati all?argomento le varie televisioni europee che, talvolta avvalendosi del supporto scientifico di istituzioni specializzate, hanno dato vita a un tipo di documentario etnografico-musicale destinato ad un pubblico più vasto. Come abbiamo potuto constatare negli anni passati, grazie alla collaborazione con televisioni francesi (come la Sept/Arté, La Huit, ecc.) e inglesi (B.B.C., Chanel 4, ecc.), la produzione di questi documentari è spesso affidata a dei giovani registi indipendenti, molto bravi, che hanno realizzato dei filmati di ottima qualità e di un alto valore informativo.

A differenza dei primi anni, in cui la programmazione era centrata su filmati di taglio rigorosamente etnografico, negli ultimi anni figurano in cartellone produzioni che sono al limite tra il documentario e la fiction. Gli orientamenti che hanno caratterizzato la produzione filmica e audiovisiva in questo settore negli ultimi anni sono sempre più indirizzati alla ricerca di nuovi linguaggi per rappresentare le culture ?altre?, che siano culture tradizionali rurali o sottoculture urbane. Predomina sempre più il linguaggio narrativo, talvolta poetico, centrato su storie e personaggi; viene abbandonato progressivamente il linguaggio scientifico, tassonomico, didattico-divulgativo ed emerge con maggior evidenza la ricerca di un linguaggio più semplice, scorrevole, diretto, immediato, lineare, più fruibile per lo spettatore medio, non specialista, la cui curiosità intellettuale non deve essere soffocata da terminologie e codici riservati agli ?addetti ai lavori?. E? facile mostrare qualcosa imprimendolo sulla pellicola o sul nastro magnetico ma è più difficile raccontarlo con la macchina da presa. Per questo, lo sforzo compiuto per coniugare la qualità scientifica con la sua fruibilità estetica è stato nelle ultime edizioni della rassegna uno dei punti caratterizzanti della rassegna.

Se la produzione filmica (documentaristica o simil-fiction) ha perso la specificità necessaria per assumere lo status di scientificità, si è sempre più ?umanizzata?, caratterizzandosi come una ?documentaristica dal volto umano?, esprimendo una propria poetica, dimostrando che è possibile raccontare una storia o degli eventi occasionali ed esprimere il ?pathos?, comunicare sentimenti, ricordi, sensazioni che i personaggi ci trasmettono attraverso le loro parole e la loro musica.

Fondazione Lavoratori Officine Galileo F.L.O.G. Soc. Coop.
Contributi Annualità 2018
Regione Toscana “Sostegno ai Festival di Spettacolo dal vivo”: 19.738,33 Euro
Città Metropolitana di Firenze “Contributi Straordinari in ambito Culturale”: 4.760,00 Euro
Comune di Firenze “Contributi Culturali”: 25.000,00 Euro