HOURIA AICHI

Originaria di Batna, Houria Aïchi ha lasciato l’Algeria per stabilirsi a Parigi ma ha mantenuto vivo il ricordo dei canti che hanno cullato la sua infanzia e che, nella memoria, si confondono ormai con la voce di sua nonna. Continuatrice del canto trovadorico delle azryat (“donne libere”), Houria fa rivivere la tradizione musicale chaouia, il canto dei contadini berberi delle montagne dell’Aurès (Algeria), uno dei generi musicali algerini meno conosciuti al grande pubblico. Houria Aïchi suona il bendir (tamburo a cornice), come le antiche potesse e cantanti girovaghe, per accompagnare un antico repertorio canoro costituito da canti d’esilio, canti d’amore, canti di guerra, canti di infanzia. Le vibrazioni del suo canto muovono le corde emozionali trasmettendo sentimenti intensi come la gioia, il dolore, l’amore, la tenerezza infantile, la memoria perduta, l’attaccamento alla terra degli antenati, il desiderio di sprigionare la vitalità repressa e di ricreare un mondo perduto. “E’ attraverso il canto – afferma Houria – che le donne esprimono le loro sofferenze e le loro gioie”. Nel suo intenso viaggio musicale è accompagnata dal flauto di canna (gasba) di Saïd Nissia che ci proietta verso terre lontane e sconosciute, ma dai contorni familiari.