Anteprima MdP'91
Bruno Pedros e Tomas De Los Reyes (Italia/Spagna)
Puro Sinto (Francia)
La Caita e il suo gruppo (Spagna)
I Lautari di Clejani (Romania)
Makula del clan Olah (Rep. Slovacca)
I Fratelli Ferre (Francia)
Musica dei Nawar (Egitto)
Musica del Rajasthan e danze teratali (India)
Bruno Pedros e Tomas De Los Reyes (Italia/Spagna)
Bruno Pedros è un giovane chitarrista napoletano, virtuoso dello strumento, consacrato come interprete della tradizione gitana spagnola, il flamenco. Comuni origini culturali legano il flamenco a tutto il mondo musicale mediterraneo e così, dopo accurati studi classici, il chitarrista ha scelto di vivere in Spagna per studiare con i maestri della tradizione flamenca come Manuel Cano e Manolo Santucar. Egli ha recentemente partecipato alla più importante manifestazione di musica tradizionale spagnola, il Festival della Chitarra Flamenca di Siviglia.
Tomas De Los Reyes invece è un giovane musicista zigano che, originario della Spagna, si è stabilito in Italia. Recuperando antichi brani della tradizione, egli propone inoltre elaborazioni nuove e composizioni proprie.
Puro Sinto (Francia) Musica zigana dallo stile ungherese al jazz francese
Puro Sinto è un insieme composto da sette musicisti e fondato nel 1948 dal contrabbassista del gruppo, Hojok Merstein, uno dei patriarchi del popolo zigano della zona di Forbach, presso Strasburgo. Si tratta di un personaggio che porta sulle spalle e sul palcoscenico tutta l'avventura zigana, e la sua spontaneità nel suonare ne fa un grande artista sensibile e appassionato.
Puro Sinto offre un repertorio musicale principalmente composto dalla tradizione ungherese e quel misto di musica zigana e jazz detto, in Francia, "stile manouche". La parola "manush" deriva dal vocabolo sanscrito "manusa" che significa "uomo". I manush sono forse i discendenti dei primi gruppi di zingari giunti in Europa Occidentale tra il XV e il XVI secolo e hanno le loro sedi in Francia, Alsazia, Olanda, Germania e Italia.
A Tolone, nel 1931, un certo Django Reinarhdt ascolta per la prima volta alcune registrazioni di Duke Ellington e Louis Armstrong e dopo questa scoperta sconvolgente, il musicista, ancora un girovago che suonava i successi del momento nei caffé e nei locali francesi, si trasforma in uno dei grandi geni musicali di questo secolo. Con Django, una nuova energia creatrice musicale pervade molte generazioni di artisti zigani e ancor oggi (Puro Sinto ne è l'esempio più evidente) i musicisti manouche sanno conservare lo spirito e il virtuosismo del loro grande maestro.
La partecipazione del gruppo Puro Sinto a Musica dei Popoli è stata resa possibile dalla preziosa collaborazione di Apponia, l'Associazione per la promozione della musica zingara, con sede a Strasburgo.
La Caita e il suo gruppo (Spagna) Il flamenco gitano
Nella breve introduzione alla sua Collezione di canti flamenchi (1881), Antonio Machado Alvarez, pioniere degli studi folklorici in Spagna nonché padre del poeta Antonio Machado, scriveva: «I Gitani in Andalusia chiamano gachos gli Andalusi e gli Andalusi chiamano flamencos i Gitani, senza che si conosca l'origine di questo nome...».
Quel filone della musica spagnola noto come flamenco, ha le sue origini nel cante hondo (o cante jondo, secondo la forma andalusa), risalente ai primi del secolo XIX e caratterizzato da un'intonazione tragica, in cui predominano i temi dell'amore, dell'ineluttabile fatalità, della pena. Il cante hondo a sua volta affonderebbe le proprie radici in un'area assai ristretta della regione andalusa, in un piccolo triangolo ai cui vertici si trovano le città di Marau de la Frontera, Jerez e Ronda. Soltanto da un secolo a questa parte lo stile flamenco ha cominciato ad espandersi, trovando perfino nuove sedi di sviluppo fuori dell'area andalusa.
Esistono due teorie riguardanti l’origine del termine “flamenco”: la prima sostiene che gli Ebrei spagnoli migrarono nelle Fiandre, dove era permesso loro di cantare i loro canti religiosi, e che questi canti erano chiamati “flamencos” (sp. “fiamminghi”) dagli Ebrei residenti in Spagna con cui avevano contatti commerciali. L’altra sostiene che la parola sia una derivata dalla cattiva pronuncia dei termini arabi felag (fuggiasco) e mengu (pastore), ipotesi non del tutto remota in quanto l’arabo era una lingua diffusa nella Spagna meridionale di allora.
Dovendo cercare di definire questo particolarissimo stile musicale, che con il tempo è diventato l'immagine musicale della Spagna, si può dire che si tratta di un genere musicale urbano, semi-professionale e professionale, sviluppatosi sul corpo tradizionale del canto popolare, prevalentemente contadino o urbano artigiano, dell'Andalusia. E' probabile che su una tradizione iberica già esistente abbiano esercitato la loro influenza: 1) Il canto della Chiesa bizantina entrato in Spagna fin dai tempi della prima cristianizzazione della penisola iberica; 2) la musica tradizionale degli Arabi che occuparono l'Andalusia dal 711 al 1492; 3) la musica zingara che i nomadi hanno portato in Spagna alla fine del XV secolo. Anche se non si può affermare che il cante hondo e, successivamente, il flamenco siano prevalentemente musica zingara, non si può non riconoscere che elementi importanti della tradizione dei Rom si siano acclimatati in Spagna influenzando in maniera determinante la nascita del cante hondo. Non possiamo dimenticare che gli Zigani arrivarono in Spagna dopo aver preso contatto, nel loro lungo viaggio dall'India, con molte culture musicali di tipo orientale e che la pratica della musica fu sempre una delle loro attività principali, fin dal tempo in cui vivevano in Rajasthan.
Il flamenco assunse la forma attuale tra la metà del secolo scorso e gli inizi del Novecento, quando i musicisti suonavano nei café cantantes, le taverne tradizionali (oggi tablaos), con il loro gruppo costituito da musicisti e ballerini (cuadros). Uno dei più noti era il Café de Chinitas a Malaga, immortalato dal poeta granadino Garcìa Lorca, nella poesia “A la cinco de la tarde”.
A rappresentare il flamenco gitano a Musica dei Popoli è Maria del Carmen Salazar "la Caita" (cantaora) con il suo gruppo di musica e danza flamenca formato da Juan Salazar e Antonio Silva alla chitarra, David Vega Salazar e Alessandro Vega Aricon al battimani (palmas) e David Silva alla danza.
Il Taraf di Haiduk: I Lautari di Clejani (Romania)
"Lautar" (pl. lautari) è il musicista professionista o semi-professionista della tradizione popolare rumena. Il nome deriva da lauta che significa liuto. Oggi il lautar è qusi sempre un suonatore di violino e costituisce la guida di un piccolo complesso strumentale formato da tre o quattro elementi detto taraf. Le canzoni sono spesso precedute da un’improvvisazione strumentale chiamata taksim. I lautari si esibiscono in occasioni festive inserite nella vita sociale del villaggio, come matrimoni e altre cerimonie.
I Lautari di Clejani (Valacchia), che appartengono al clan zigano dei Kaiderash, sono noti per la loro abilità di strumentisti e per essere, ancora oggi, i custodi indiscussi della grande tradizione del canto epico-narrativo che tanto ha affascinato, in questo secolo, i primi studiosi di musica popolare, i precursori della moderna etnomusicologia. Clejani, grande villaggio della Valacchia a sud-est di Bucarest da dove proviene questo straordinario gruppo di artisti, è uno dei maggiori feudi musicali del Paese, e in questa regione, più che altrove, gli Zigani rumeni hanno acquisito, grazie alla loro musica, una notevole rispettabilità e considerazione sociale.
Gli strumenti che tradizionalmente accompagnano i canti dei lautari sono: il violino, la cobza, il kaval, il cimbalom, a cui si sono aggiunti posteriormente il contrabbasso e la fisarmonica. La cobza è un liuto a manico corto, con 8 corde raggruppate in cori doppi, caratterizzato da una forma a mandorla in cui la cassa armonica e il manico formano un corpo unico. Il kaval è un flauto ad imboccatura semplice, a 7 o 8 fori, di cui uno posteriore. Il cimbalom (tsambal) è un salterio di forma trapezoidale dotato di 35 cori di corde che passano sopra 5 file di ponticelli.
Makula del clan Olah (Rep. Slovacca)
Bela Bartok, in una famosa conferenza del 1931, cercando di analizzare la musica zigana del suo paese, affermava che la musica proposta dagli Zigani al pubblico non zigano, altro non è che una forma contaminata di musica ungherese; e aggiunge: «Esiste, a dire il vero, un'autentica musica zigana: sono i canti in lingua zigana cantati dagli zingari dei villaggi. I loro musicisti non li suonano mai in pubblico».
L'ensemble Makula, che ha accettato di esibirsi a Firenze per Musica dei Popoli, è forse il primo tentativo di infrangere quella impenetrabile barriera (che sembra dividere il mondo zigano, la sua cultura, dal resto del mondo) a cui Bartok alludeva. Si tratta, infatti, di un gruppo completamente vocale dove gli strumenti di accompagnamento sono sostituiti da voci ritmiche, suoni gutturali, dallo schioccare delle dita e da voci in falsetto. E' l'autentico canto zigano per gli Zigani, riproposto per un pubblico essenzialmente gadjo (non zigano).
Il gruppo proviene dalla regione di Presov in Slovacchia, in cui vive una numerosa comunità zigana rimasta molto fedele, nel corso dei secoli, ad una tradizione e ad uno stile di vita assai diverso da quello di altre comunità. Essi infatti, non avendo mai scelto il mestiere di musicisti nomadi, hanno saputo conservare forse meglio di altri la propria tradizione musicale, quasi esclusivamente legata al canto. In Cecoslovacchia abitano un numero maggiore di Zigani che in qualsiasi altro Paese d'Europa: sono stimati circa 250.000 (1,7% della popolazione) e, nonostante i tentativi per agevolare il loro stabile inserimento nell'organizzazione sociale, sono rimasti per lo più nomadi.
Fratelli Ferre (Francia)
La famiglia Ferre è stata, per molte generazioni, strettamente legata alla musica tradizionale manouche. Metelot Ferre ha lavorato a lungo con Django Reinhart. Perfetto padrone di questo stile musicale, la sua musica possedeva inoltre una forza emotiva che faceva di lui uno dei musicisti più stimati ed apprezzati dalle comunità zingare.
Dopo la sua recente scomparsa, i due figli Boulou e Elias portano avanti questa importante testimonianza della cultura manouche. Boulou, abituato alla scena dalla prima infanzia (a suo tempo fu considerato un bambino prodigio per la sua bravura) suona da anni insieme al fratello Elias, conservando l'eredità di Django e sviluppando negli ultimi anni anche uno stile proprio, raffinato, che non concede niente ai facili virtuosismi e che ha saputo evitare la freddezza, spesso troppo tecnica, dei chitarristi americani.
Conosciuti dai più grandi musicisti di jazz (hanno infatto suonato spesso con John MacLaughlin e Paco De Lucia), hanno saputo trovare una nuova identità al jazz manouche che rischiava di perdersi nella memoria. Il suono delle loro chitarre evoca nel pubblico il ricordo e il calore delle vecchie tradizioni.
Musica dei Nawar: Zigani d'Egitto (Egitto)
Gypsy (o gipsy), vocabolo anglosassone che significa «zingaro», deriva da «Egyptian». In Egitto esistono una decina di clan zigani differenti e i Nawar (che appartengono al clan dei Masalib) sono noti per la loro abilità nel suonare il rabab (violino a due corde di crine di cavallo suonato ad archetto, con una cassa armonica costituita da una noce di cocco su cui è tirata una pelle di pesce), da cui riescono a trarre incredibili sonorità. Il loro repertorio comprende componimenti d'amore e di festa, ma anche molti canti epici ove raggiungono grandi livelli d'intensità narrando, per esempio, le vicende che hanno accompagnato le migrazioni delle tribù beduine nella prima metà del X secolo. Questa grande epopea sarebbe forse scomparsa, senza i bardi Zigani che, per tradizione orale, l'hanno tramandata fino a noi. Ancora una volta, paradossalmente, gli Zigani si sono fatti depositari della cultura tradizionale beduina che pur li esclude sul piano etnico-sociale.
Il gruppo Nawar, interprete della tradizione musicale zigana d'Egitto, comprende anche una danzatrice (ghaouazy) con nacchere bronzee, anch'essa appartenente allo stesso clan, considerata una delle più autentiche rappresentanti della "danza del ventre". Il Cairo accoglieva una miriade di danzatrici e musicisti zigani, fino a quando, nel 1834, furono tutti espulsi per oltraggio alla pubblica morale dal Sultano Mohamed Ali e relegati, fino ad oggi, in Alto Egitto. Il costume delle danzatrici, il modo di acconciarsi i capelli, l'abbondanza degli ori e delle scintillanti paillettes, per quanto modificata nel corso di questo secolo, è ancora molto simile all'immagine che l'iconografia egiziana ci tramanda sin dall'antichità.
Musica del Rajasthan e danze teratali (India)
Il Rajasthan, il paese dei principi indiani Rajputs situato nell’India nord-occidentale, è considerata la patria d’origine di tutti i popoli zingari sparsi nel mondo. Là vivono tribù nomadi di fabbri e forgiatori (Sindh) che costituirebbero il nucleo originario dei Rom. Queste tribù delle valli del Sind sono ancora oggi depositarie di una rilevante cultura musicale proposta solitamente nel corso di cerimonie religiose o feste popolari durante gli spostamenti senza fine di villaggio in villaggio. Gli artisti di professione sono spesso invitati a matrimoni, funerali, ricorrenze religiose e feste private e la loro presenza si rivela necessaria per la loro riuscita.
I cantastorie del deserto del Thar, ove vivono ancora popolazioni nomadi, sono noti per la loro arte e apprezzati in tutta l'India. Anche la danza è praticata in molti stili diversi dalle popolazioni del Rajasthan, sia come momento di festa, sia per il culto politeista, fra cui Krishna è particolarmente venerato. I cinque musicisti e le due danzatrici che formano il gruppo che Musica dei Popoli ha invitato a Firenze per rappresentare l'ipotetica terra d'origine del popolo Rom, sono artisti molto noti nel loro paese dopo la pubblicazione di numerosi dischi e dalle tournée in Europa, acquistando una certa notorietà anche in Occidente.
La particolarità delle danze Teratali che le due danzatrici, appartenenti alla casta dei Sapera (la casta degli incantatori di serpenti), eseguono nel corso dello spettacolo, consiste in un raro esempio di danze sedute, accompagnate da tabla, flauti e sarangui (violino del Rajasthan) in cui tutta la magia dell'immagine è affidata ai movimenti delle braccia e della parte superiore del corpo, mentre l'espressione del viso, contrariamente alla danza classica o popolare dell'India, resta in un certo modo distaccata e lontana, come a sottolineare il carattere devozionale dei movimenti.
La danza Teratali è ancora oggi un rituale di venerazione di Ramdeo, un curioso santo del XVI secolo che, in una società organizzata per caste, predicava l'uguaglianza fra tutti gli esseri umani e la possibilità del riscatto spirituale per tutti, anche per gli appartenenti alle caste più basse che nell'ordinamento socio-religioso indiano non vi avevano accesso. Ancora oggi Ramdeo è adorato e celebrato come un dio in gran parte dell'India occidentale e ad esso è dedicata una vastissima liturgia formata da poesie, racconti, componimenti musicali e danze tra le quali la più apprezzata è il Teratali.