"TAMBURI DEL MONDO"
Max Roach con coro gospel ed orchestra (Usa)
I Musicisti del Nilo (Egitto)
La famiglia Fernandez (Spagna)
Al Shankar (India)
il masterdrummer "Aja" Addy (Ghana)
Ensemble di percussioni del popolo Bafut (Camerun)
Musiche e ritmi tradizionali Wolof (Senegal)
Paranà e Ritmistas (Brasile)
Appendice MdP'90
Voci Bulgare (Bulgaria)
Max Roach con coro gospel ed orchestra (Usa)
Percussionista e compositore acclamato a livello internazionale, Max Roach ha avuto il riconoscimento come Membro Onorario dal Mac Arthur Foundation nel 1988. Questo prestigioso titolo è assegnato a persone dal talento straordinario che hanno scopero, creato e contribuito alla vita scientifica e culturale degli Stati Uniti.
Pioniere nello sviluppo della musica contemporanea americana, le sue innovazioni comprendono l'uso rivoluzionario del set di percussioni multiple. Durante il corso della sua lunga carriera, Max Roach ha collaborato con diversi artisti quali Alvin Ailey, Sam Shepard, Dizzy Gillespie, The Boston Pops e John Williams, Cecil Taylor e i Kodo Drummers del Giappone.
Autore ed esecutore di fama mondiale, Max Roach ha composto musiche per solisti, cori, orchestre, teatro, balletti, televisione e film, e non ultimo per i gruppi a suo nome: il gruppo di percussionisti M'boom, il Max Roach Quartet, il Double Quartet, e The Uptown String Quartet. In questo spettacolo Roach è affiancato da un coro gospel e da una classica jazz band.
I Musicisti del Nilo (Egitto)
«I Musicisti del Nilo sono originari dell'Alto Egitto, più precisamente dei dintorni di Luxor. Appartengono a una famiglia di musicisti professionisti, i Mataquil. Anche in questa zona, infatti, come nella maggior parte dei Paesi Arabi, la musica popolare è affidata a musicisti professionisti che spesso appartengono a minoranze etniche differenti dalla maggioranza della società. Così, ad esempio, nei Musicisti del Nilo troviamo una mescolanza di origini zingare ed africane, precisamente nubiane. I Nubiani in origine erano schiavi; quando divennero liberi cominciarono ad apprendere l'arte musicale dagli zingari provenienti dalla Siria e dalle altre zone del Medio Oriente, dove da sempre hanno esercitato la funzione di musicisti folk».
«La famiglia dei Musicisti del Nilo si è formata dall'incrocio tra gente nubiana, originaria del Sudan, e zigana, attraverso matrimoni misti. I Musicisti del Nilo sono molto famosi nell'Alto Egitto. Come tutti i musicisti popolari, si esibiscono in diverse occasioni comunitarie, feste, matrimoni, ecc. Ma è soprattutto Metqal Qenawi Metqal, cantante solista e virtuoso del rababah (violino tradizionale a due corde) ad aver raggiunto un enorme fama in tutto l'Egitto, soprattutto come cantante. E' stato lui, infatti il primo, negli anni '60, a far penetrara questa musica nelle città, mentre in precedenza la si ascoltava solo nell'Alto Egitto. Metqal ha cominciato a scrivere canzoni ampliando in tal modo il repertorio tradizionale basato su temi epici, come la storia di Abou Zeid El Hilali e della sua tribù, o su altre narrazioni tradizionali. Introducendo il concetto di "composizione", Metqal ha fatto uscire questa musica dal semplice ambito della musica etnica, divenendo in breve una vera folk star, come potrebbe essere Nusrat Fateh Ali Khan in Pakistan: oggi in Egitto tutti conoscono le sue canzoni, le si può sentire cantare dai bambini un po' dovunque.» (da "I Musicisti del Nilo", World Music, I, 4/5, 1991).
La famiglia Fernandez (Spagna)
Il flamenco gitano è una delle varianti più spettacolari ed originali di questa popolare forma musicale. Nato, come tutta la musica gitana, dalla fusione di elementi balcanici, arabi ed europei, il flamenco gitano si caratterizza come elemento fondamentale delle feste comunitarie di questa originalissima etnia. Dunque un rito festoso dove la danza, il canto e la musica costituiscono i veicoli di una comunicazione sociale spettacolarizzata essenziale in una comunità che vive la sua identità collettiva in raduni di massa, feste, competizioni.
A differenza del comune flamenco spagnolo, in cui l'elemento lirico-drammatico domina la scansione della rappresentazione, nel flamenco gitano predomina un andamento narrativo e colloquiale: i protagonisti raccontano storie ed episodi nel loro canto, si contraddicono e si integrano sulla loro veridicità e interpretazione, sottolineano col gesto e con la danza il clima e i contenuti della loro comunicazione reciproca e col pubblico, si danno respiro ascoltando e incitando gli strabilianti interventi solistici dei formidabili chitarristi gitani.
Tutto questo dà vita ad una festa-spettacolo di impareggiabile virtuosismo e di grande tensione emotiva e intanto assolve, nella sua collocazione sociale originaria, una fondamentale funzione comunicativa nell'ambito di una cultura di quasi esclusiva tradizione orale. La Famiglia Fernandez, composta da padre, madre, tre figli e un nipote si esibisce in canti e danze accompagnandosi con guitarras, castañuelas e palmitas.
Al Shankar (India)
Al Shankar è largamente riconosciuto da molti critici e dal pubblico come una leggenda vivente della musica odierna, essendo un valente compositore, cantante e violinista. Figlio e discepolo degli stimati V. Lakshiminarayana e L. Seethalakshmi, comincia a prendere lezioni come vocalista dall'età di 2 anni, di violino dall'età di 5 e di percussioni dall'età di 7. E' il sesto figlio di una famiglia di noti musicisti.
Shankar, laureato in Etnomusicologia (World Music), ha approfondito il concetto di "musica mondiale" includendo la musica classica indiana e tutte le altre categorie di musica, efettuando registrazioni e concerti. Shankar si concentra principalmente su due aree: il suo gruppo pop-rock The Epidemics insieme a Caroline e il suo gruppo classico indiano nel quale si esibisce con Caroline, Zakir Hussain, Vikku Vinayakram e qualche volta Ustad Alla Rakha. Lo straordinario violinista indiano Ravi Shankar è accompagnato da Vikku Vinayakram al ghatam (tamburo di terracotta) e Caroline alla tampura (assente Zakir Hussain alle tabla). Shankar è famoso in Europa grazie anche alla sua collaborazione con John McLaughlin nel gruppo Shakti e al disco pubblicato da Peter Gabriel nella collana "Real World".
il masterdrummer "Aja" Addy (Ghana)
Il popolo dei Gha (circa 300.000 persone) a cui questi musicisti appartengono, si è insediato fin dal XVI secolo nella zona costiera del Ghana, territorio lungo circa 50 km. Attraverso numerosi contatti con i popoli vicini, come i Fanti ad ovest, gli Akyen e gli Akwapim al nord, gli Ewe ad est, anche la musica dei Gha ha subìto molte influenze diverse. Infatti il territorio dei Gha per più di un secolo (1750-1900) ha fatto parte del grande impero degli Ashanti.
Joseph Kpani "Aja" Addy è nato nel 1948 nella regione di Accra. Suo padre gli ha insegnato fin dall’infanzia la tecnica di tamburi, quali gomemi, atumpan, fumefumeni, brekete, kpaalogo mi, obrenten e odondo. Inoltre, è stato educato ad essere sacerdote del Tigari. La sua è una famiglia di musicisti molto nota in questa regione. "Aja" è cugino di Mustapha Tettey Addy già da tempo famoso in Europa e che ha partecipato alla rassegna di Musica dei Popoli "Africamusica II" nel 1983. Fu proprio Mustapha a portare Aja per la prima volta in Europa nel 1977. Da allora Aja ha tenuto molti concerti e work-shops e collabora inoltre alla "International Ethnic Percussion Project" di Reinhard Flatischler.
«Per vivere bene e avere fortuna - afferma Aja - secondo la tradizione devi avere uno spirito buono che ti segua e che possa proteggere la tua famiglia, affinché non venga distrutta. Perciò si suona questa musica per avere la protezione dello spirito per tutta la vita. Quando si vuole invocare la protezione di questi spiriti buoni (Sakala, Nana, Tigari) perché si ha qualche problema, ci si rivolge ad un sacerdote che può comunicare con lo spirito e chiedere perché stiamo male e come potremmo guarire» (Percussioni, dic. 1991).
Il suo gruppo Tsnianaa è composto esclusivamente da musicisti del popolo Gha. Tra i cinque membri dell'ensemble c'è anche una donna, Beatrice Adjeley Mensah, una sacerdotessa del culto di Kanya, cantante e ballerina.
Ensemble di percussioni del popolo Bafut (Camerun) ]
Fra le 208 etnie che costituiscono i 10 milioni di abitanti del Camerun, paese considerato "l'Africa in miniatura" per la presenza di numerosissime culture diverse, esistono delle tribù che hanno saputo mantenere e sviluppare la propria tradizione nonostante lo sviluppo del paese. Il popolo Bafut abita le savane del Camerun centro-settentrionale e rappresenta una testimonianza viva dello stretto legame tra il passato e il futuro che è alla base per lo sviluppo di qualsiasi tradizione popolare. A Bafut, a soli 20 km dalla moderna città di Bamenda, esiste una tribù il cui capo dispone di diverse orchestre, ciascuna specializzata nell'animazione di una specifica cerimonia o festa tra le tante manifestazioni che ritmano la vita di questo popolo; la nascita, il raccolto, i funerali, le iniziazioni, ogni evento ha un suo disegno ritmico ben definito e riconosciuto da tutto il popolo da secoli. Gli esecutori di questi ritmi sono i discendenti di una lunga stirpe di maestri che da tempi immemorabili hanno animato le varie cerimonie del villaggio.
La danza del capo del villaggio (abinenfo), che riunisce tutta la popolazione, viene eseguita al completamento del raccolto nella grande piazza centrale del palazzo del capo-villaggio. Il repertorio include ritmi come il mbaglum, asambaa, mansooh, manjong e il lelé, il cui schema poliritmico principale (3/4-6/8) serve da tappeto percussivo ipnotico sul quale lo ndorle ("tamburo parlante") sviluppa microvarianti ritmico-metriche. La marcatura del ritmo si effettua tramite il mangow (tamburo basso), il nkuee (campanaccio), e varie percussioni leggere come gli nkwaa, nchaa e ngeng che compongono la base costante su cui i solisti improvvisano secondo l'andamento della danza. Naturalmente il canto è modale, eseguito su degli accompagnamenti degli njang (xilofono). Esistono inoltre voci soliste e cori accompagnate dai nebang, flauti di canna o di corno (ntuloo). Il popolo Bafut, a causa del suo attaccamento alla propria identità culturale e alle proprie tradizioni, è considerato oggi come il simbolo di quella nuova Africa, antica e moderna, che si trova solamente in Camerun.
Musiche e ritmi tradizionali Wolof (Senegal)
Nella capitale del Senegal, Dakar, è il popolo Wolof ad essere dominante dal punto di vista numerico e culturale. Benchè l'Islam sia la religione generalmente praticata, i Wolof hanno mantenuto una loro struttura sociale e cerimoniale risalenti al periodo pre-islamico. La società è tradizionalmente divisa in due categorie: gli “uomini liberi” e gli schiavi (jam). Gli uomini liberi si suddividono a loro volta in geer (non-artigiani, ossia agricoltori, allevatori, pescatori) e nyeenyo (artigiani o cantastorie che in francese si chiamano griots, in mandingo djelì e in wolof gewel). La funzione di alcuni griot è di partecipare, come suonatori di tamburi, alla cerimonia ndöp, rito di possessione durante il quale si stabiliscono contatti medianici con gli spiriti ancestrali. I gewel suonano vari strumenti tra cui il xalam (o halam), liuto a cinque corde, il molo, liuto monocordo, e il riti, violino monocordo, mentre la kora e il balafon sono strumenti acquisiti dalla cultura mandingo. Altri strumenti fondamentali della tradizione senegalese sono il sabar (tamburo a calice) e il tama (tamburo a clessidra con pelli atensione variabile). il gewel suona il suo strumento come solista o per accompagnare il canto, che è monodico e ricco di ornamentazioni melismatiche in cui prevale l’uso di scale pentatoniche.
Singsing Faye è uno dei più famosi griot (gewel) della zona di Dakar. Nato nel 1937, appartiene ad una famiglia di griot e nella zona di Capo Verde è considerato uno dei depositari della tradizione. Il maestro suona il sabar, tamburo tradizionale senegalese dell'etnia Wolof, diffuso anche presso i Mandingo e i Sussi, alto ca. 1m e ricavato da un tronco d’albero scavato. Il suonatore di sabar è il leader dell’assieme percussivo. Gli altri tamburi che lo affiancano sono il grosso lambé ("la mamma"), il gorang ("il figlio maggiore"), il mbangmbang ("il figlio minore"), il dnre e il thiol.
Paranà e Ritmistas (Brasile) Ritmi del Candomblé, del Maranhao, della Samba de Roda
Il percussionista Evandro José "Paranà" Bomfin, "carioca" di nascita (di Rio de Janeiro) e "paulista" d'adozione (di Sao Paulo), ricopre il ruolo di alabé, ossia tamburo maestro di un gruppo che celebra il candomblé a Sao Paulo.
E' stato introdotto al culto sincretico afro-brasiliano del candomblé angola dalla nonna che gli raccontava delle vicende delle divinità (orixa). All'età di 8 anni già suonava i tamburi adibiti al culto, gli atabaques, e a 14 suonava in tutte le feste religiose del quartiere. A 20 anni è stato eletto come musicista portavoce di Ilê Axé Ogun, dio della guerra e del lavoro. Accanto a questo ruolo di alabé, Parana lavora molto fuori della sfera religiosa. Ha scritto musica da ballo, ha lavorato con complessi jazz d'avanguardia e ha studiato con musicisti africani, divenendo un multipercussionista.
I "Ritmistas Pernambucanos", provengono dalle due maggiori scuole di samba di Recife, capoluogo dello stato di Pernambuco. I mass-media si concentrano generalmente sulle scuole di samba di Rio de Janeiro in occasione del Carnevale, ma in Brasile esistono molti tipi di carnevale tra cui quelli di Bahia e Recife occupano i primi posti. Recife possiede circa 200 organizzazioni carnevalesche riunite in circa 40 scuole di samba. Come accompagnatori delle scuole di samba, i Ritmistas si esibiscono soprattutto durante il carnevale.
La baterìa de samba è il nucleo centrale e propulsore di ogni escola de samba, e i Ritmistas possono suonare sia come membri della baterìa oppure riunirsi in un piccolo gruppo autonomo (ala) al'interno della scuola. I Ritmistas di Pernambuco suonano ciascuno uno strumento diverso: pandeiro (tamburello), surdo (grosso tamburo cilindrico), repinique (piccolo tamburo cilindrico), cuica (tamburo a frizione), tamborim (piccolo tamburello privo di sonagli), reco-reco (idiofono a sfregamento) e cavaco-banjo (banjo). Il repertorio comprende varie forme di samba, dalla batucada alla pagodes, e brani popolari del repertorio delle scuole di samba di Rio e Recife.
Voci Bulgare (Bulgaria)
Crocevia di mille culture e di etnie molto diverse, la Bulgaria è riuscita a conservare uno stile di canto stupendo e vario, arricchendolo continuamente. Oggi si intuisce e si può riconoscere nel repertorio del gruppo lo spirito di antichi compositori popolari e di moderni e colti artisti balcanici mentre i brani proposti alludono alle liturgie bizantine, alla musica ottomana, a quella asiatica, al mistero dei popoli dell'antica Tracia.
Il coro femminile di 23 vocaliste, interpreti della grande tradizione musicale della Bulgaria, eseguono con straordinaria maestria canti popolari che evocano un caleidoscopio di memorie e di culture lontane nel tempo e nello spazio. Il Coro delle Voci Bulgare di Pirin, diretto dal M° Kiril Stefanov, è presente con vari brani nel noto Lp "Le Mystère des Voix Bulgares" (Vol. 2) realizzato dall'etnomusicologo Marcel Cellier. Catalogato come musica “folk”, in realtà questo album include delle composizioni corali moderne altamente sofisticate; le sole canzoni “popolari” sono quelle lente caratterizzate da a soli con ricche ornamentazioni e interpretate tradizionalmente durante le occasioni festive chiamate sedyanki.
Gran parte della musica bulgara, sia cantata che suonata, era tradizionalmente priva di un supporto armonico, o al limite un semplice bordone come quello delle cornamuse. Tuttavia, in alcune zone è diffusa una forma polivocale originale e complessa. Nel distretto di Shop, vicino a Sofia, le donne dei villaggi cantano in un’armonia a due o tre parti, sebbene sia estranea alle concezioni armoniche occidentali, ricca di dissonanze, clusters, vibrati e glissandi. Le cantatrici stesse affermano di cantare come suonano le campane. Nel distretto di Pirin, nel sud-ovest, le donne dei villaggi eseguono due diversi canti a due voci con due testi differenti contemporaneamente risultando un’unica tessitura a quattro parti. Lo stile polifonico è normalmente un’esclusiva delle donne, sebbene a Pirin anche gli uomini utilizzino la forma polivocale, ma per un repertorio differente e in uno stile più semplice e robusto.