1983: VI Edizione

1983: VI Edizione

"AFRICAMUSICA II"
Mustapha Tettey Addy & Ensemble Ehimomo (Ghana)
Mhuri Yekwarwizi 'Mbira Ensemble' (Zimbabwe)
Arafan Koyate (Mali)
Africa Djolé (Guinea)
Farafina (Burkina Faso)
Orchestra Tradizionale delle Isole Comore (Comore)
Ensemble nazionale di musica e danza del Congo (Congo)

Mustapha Tettey Addy & Ensemble Ehimomo (Ghana)
Mustapha Tettey Addy è nato nel 1942 ad Avenor, uno dei villaggi di Accra (capitale del Ghana), nell'area culturale dei Ga, e fa parte di una grande famiglia di percussionisti e danzatori. Molto presto apprese l'arte di suonare i sonagli dal padre Kpani Kofi Addy, un onorato sacerdote Akan che gli insegnò i canti e le danze rituali dei Kpellé, degli Akan e degli Otu. Inoltre Mustapha fu iniziato all'arte del Tschofan, che consiste nell'utilizzo delle erbe per le loro proprietà curative, ruolo riservato ai sacerdoti Akon e ai master-drummers. Quando il padre morì, Mustapha divenne dadeafoiakye, capo dei tamburi rituali.
In seguito alle tourné svolte nell'intero paese e agli studi effettuati all’Institute of African Sudies della University of Ghana, dove fu allievo del grande percussionista Husunu Afadi Adono Ladzekpo e membro del Ghana Dance Ensemble, Mustapha apprese anche gli stili musicali e gli usi rituali di altre regioni del Ghana, includendo nel proprio repertorio ritmi delle etnie Ashanti, Fanti, Ewe e Dagomba.
Nel 1974, con i migliori percussionisti e danzatori della sua regione, Mustapha Tettey ha formato un gruppo chiamato "Ehimono", che si prefigge di mantenere e salvaguardare la loro cultura musicale. Per le esecuzioni rituali essi avevano bisogno del permesso del più alto sacerdote del paese, ma, essendo stato concesso, Ehimono è autorizzato a suonare in pubblico il suo djembé.

Mhuri Yekwarwizi 'Mbira Ensemble' (Zimbabwe)
La mbira (in altre parti dell’Africa detta sanza, kalimba, likembe, marimba, ecc.) è un antico strumento diffuso in gran parte del continente africano, dall'Etiopia al Sudafrica e dal Mozambico al Gambia, e in particolare in Zaire, parte dell'Angola e nello Zimbabwe, dove ha un ruolo primario nella cultura del popolo Shona. La mbira è un idiofono a pizzico costituito da un risuonatore generalmente di zucca, al quale sono fissate delle lamelle metalliche di varia lunghezza, disposte in modo scalare con la più lunga al centro, che vengono pizzicate con i pollici (da cui il nome tecnico di thumb-piano). Sonagli di varia natura vengono applicati alle lamelle o sono inseriti nella cassa armonica, producendo una particolare vibrazione ad essere sollecitate. La mbira viene suonata in tutte le occasioni, sia di carattere profano che religioso. Durante la cerimonia mapira, il suonatore, in stato medianico, entra in contatto con gli antenati della famiglia per chiedere protezione dalle malattie.
L'Ensemble Mhuri Yekwarwizi, formato da sei musicisti, è stato fondato nel 1964 da Hakurotwi Mude. Famoso sia come suonatore di mbira che come cantante, è originario di una nota famiglia di musicisti di Mondoro, e durante le visite al suo paese natale egli continua a suonare nelle feste e nelle cerimonie religiose.

Arafan Koyate (Mali)
La tradizione dei griot (djeli o jali in lingua mandingo) è diffusa in tutta la regione delle savane dell'Africa Occidentale (Sahel) in cui è presente la cultura dei Mandingo, dai Bambara, nel nord del Mali, ai Malinke, sulla costa della Guinea e ai Dioula in Costa d'Avorio. I griot sono l'equivalente africano dei bardi e dei menestrelli del nostro Medioevo, cantori e suonatori erranti di corte; ma nella società africana costituiscono una vera e propria casta in cui una famiglia (Diabate, Kante o Konte, Kouyate, Suso e Damba) si tramanda di generazione in generazione l'arte del griot.
Il loro repertorio è costituito essenzialmente da cinque generi di musica:
a) Canti magici o religiosi, con invocazione degli spiriti; geni o entità soprannaturali;
b) Recite storiche e genealogiche, con miti, leggende ed epopee legate all'antico impero del Mali;
c) Canti di lode, per il benefattore o mecenate dei griot presso la cui corte è offerta loro protezione;
d) Canti di circostanza, sia politica che cerimoniale, festiva o rituale;
e) Proverbi, che trasmettono un aspetto della saggezza tradizionale.
La musica dei griot quindi non è di per sé musica da concerto, ma è completamente integrata nella vita sociale e religiosa della comunità, dove adempie a delle funzioni ben precise. Lo strumento principale dei griot è la kora, un'arpa-liuto mandinga costituita in genere da 21 corde con una grossa cassa di risonanza ricavata da una cucurbitacea rivestita di pelle di vacca o cammello. Il cordofono è utilizzato soprattutto per accompagnare il canto, ma anche come strumento solista.
Ogni brano è basato su un breve tema melodico che viene ripetuto con variazioni e abbellimenti improvvisati, ritornando poi alla formula iniziale. Anche i testi dei canti sono spesso improvvisati sulla base di uno schema prestabilito. Il repertorio tradizionale della kora comprende centinaia di pezzi, di cui i più antichi appartengono alla cultura orale mandinga (Mandinka, Malinké, Djoulà, Bambara in Mali).
Il suonatore di kora Arafan Koyate, originario di Kangaba, città sacra del Mali, discende da Balka Fasséké Koyate, griot di Sunjata, appartenente ad un'illustre famiglia di musicisti. Possiede un vasto repertorio di musiche e canti della tradizione mandinga (malinke). La cantante Penda Diabate, moglie di Arafan Koyate è originaria della Guinea ed è nata a Siguiri; suo padre veniva soprannominato "Balafon" Sekou Diabate per la sua fama come suonatore di balafon e sua madre insegna le melopee e i canti tradizionali mandinké. Fanno parte del gruppo inoltre il flautista Ali Wague, il suonatore di balafon Dioumbo, il percussionista Koné Sidiki e le danzatrici Sakilyha Kanssoutoung e Biawara Fanta.

Africa Djolé (Guinea)
Il quartetto di percussionisti Africa Djolé esegue ritmi tradizionali della Repubblica della Guinea (Africa Occidentale). Il Paese è abitato dai gruppi etnici Baga e Susu nella zona della capitale Conakry, Malinké, originari del Mali, e i Mende, provenienti dall'attuale Sierra Leone.
In Guinea esistono molti gruppi “djolé”, gruppi di musicisti che vengono invitati a suonare in occasione di feste o in altre circostanze speciali. Infatti, djolé significa "festeggiare insieme con musica e danza". Esistono in quasi tutti i villaggi e vengono invitati a tutte le feste e cerimonie in cui talvolta partecipano anche le maschere. In occasione di un matrimonio, ad esempio, il gruppo djolé è affiancato da un gruppo di danzatori fra cui una maschera femminile ed una maschile. Inoltre, esistono maschere sacre che vengono esibite solo in contesti religiosi: una di queste è il Kalilambé dell’etnia Baga, una maschera sacra che si presenta soltanto nella foresta sacra. Generalmente un gruppo djolé è composto da un ensemble di percussioni formato da: djembé (tamburo a calice), sico (tamburo quadrato), dundunba (tamburo a due pelli, suonato in posizione orizzontale, che esegue i ritmi di base) e sambanje (tamburo solista a una pelle).
Fodé Youla, nato nel Baga-Kaloum, esegue con il suo gruppo musica tradizionale interpretata in occasioni sociali come riti d'iniziazione, matrimoni, funerali e anche per feste e spettacoli d'intrattenimento, oltre che canti infantili e canti d'amore. In molte di queste occasioni partecipano anche le maschere. In occasione di un matrimonio, ad esempio, il gruppo djolé è affiancato da un gruppo di danzatori fra cui una maschera femminile e una maschile. Inoltre esistono le maschere sacre che si esibiscono generalmente soltanto per certe comunità religiose. Una di queste è il kakilambé, un rituale dell'etnia Baga, che si svolge in un luogo sacro della foresta, dove una maschera risponde ai quesiti posti dalla gente del villaggio. Oye è la musica di un altro rituale simile di tradizione Malinké, mentre yankadi è la musica che viene suonata durante le feste.

Farafina (Burkina Faso, ex-Alto Volta)
Il gruppo Farafina (che in lingua djoulà significa "il paese della gente con la pelle nera" o semplicemente "negritudine") è composto da sei musicisti, fra cui, come vuole la tradizione, due suonatori di balafon, uno con funzione solistica e l'altro d’accompagnamento, tre suonatori di djembé e di bara. Il balafon, diffuso in varie forme in differenti zone dell'Africa occidentale, nello Zaire, in Angola e in Mozambico, è uno xilofono costituito da tasselli di legno ai quali vengono applicati dei risuonatori di zucca con tele di ragno. Il bara è un tamburo ricavato da una zucca a cui è stata asportata la calotta e sulla quale viene tesa una pelle di capra. Ha un suono grave e solitamente tiene una linea ritmica di base. Il djembé è un tamburo a calice ricavato da un unico blocco di legno scavato su cui viene tesa una pelle di capra con un sistema di corde intrecciate e tese fra tre anelli metallici.
Il repertorio dei Farafina include sia canti legati alla terra e alla vita quotidiana, sia canti che narrano miti e leggende degli antenati: "Faso djigui", canto Djulà dedicato ai coltivatori; "Orodara Sikiri", omaggio a Orodara (il balafon evoca il ritmo dei cavalli); "Djounelle wo na yer yo", musica senufo suonata durante i funerali; "Foumangan dalo", canto di tradizione Bobo per la raccolta dei cereali. Il repertorio comprende canti e danze provenienti dalle culture Senufo, Bambara, Djulà e Bobo. Il gruppo, originario del Burkina Faso (ex-Alto Volta), precisamente della città di Bobo-Djoulasso, è stato fondato nel 1977 da Mahama Konate, suonatore di balafon e kenkeni oltre che cantante, che ha riunito i migliori percussionisti del quartiere di Bolomakoté.

Orchestra Tradizionale delle Isole Comore (Comore)
Gli arabi avevano chiamato queste isole, sparse nell’oceano indiano, “Comore”, ossia «Isole della Luna». Le Comore sono un arcipelago di quattro isole di origine vulcanica, situato tra la grande isola del Madagascar e la costa africana del Mozambico. La composizione etnica dei comoriani è il risultato della sovrapposizione di tre elementi fondamentali: arabo, africano e asiatico. oltre il 50% della popolazione è costituito da arabi in parte meticciati con africani, malgasci e indiani. La cultura comoriana è un mosaico formato dagli apporti persiani (di Shiraz), yemeniti, bantu e malgasci.
La musica del gabusi o gambussi, di origine yemenita, erede dell’antico qanbus, rientra nel genere della musica colta araba. Il gruppo è composto da tre musicisti: il primo suona il liuto a cinque corde gabusi, mentre gli altri due suonano il tamburo bipelle mirwas. Nelle Comore, in particolare nell’isola di Anjouan, il liuto gabusi è depositario di un repertorio molto antico, cantato in arabo o in comoriano, che porta lo stesso nome dello strumento. I testi di questi canti sono improntati al fervore mistico e religioso. Un secondo tipo di organico è quello formato sempre da tre musicisti di cui uno suona il liuto gabusi, e gli altri due un sonaglio rettangolare, nkayamba, diffuso anche in Kenia e in Uganda. In questo repertorio, detto ndzedze, il liuto esegue moduli ritmici e melodici in maniera ripetitiva come la valiha (cetra malgascia). L’insieme accompagna le danze di possessione a scopo terapeutico. Un terzo tipo di gruppo tradizionale è composto da due flauti firimbi e da un cantore che si accompagna con un tamburo a cornice, il tari. Il repertorio è essenzialmente religioso. Nel mondo islamico solo i dervisci rotanti di Mevlevi includevano il flauto nel loro culto.
L'Orchestra Tradizionale delle Isole Comore, guidata da Mohamed Said Alì Abdulah (direttore del ministero delle arti e cultura delle Isole Comore) presenta un repertorio che si rifà sia alle occasioni sociali, sia ai riti religiosi.

Ensemble nazionale di musica e danza del Congo (Congo)
Il gruppo etnico dominante nella Repubblica Popolare del Congo è quello Bantù, suddiviso nelle tribù dei Kongo, gruppo principale insediato al sud, dei Teke, al centro, e degli Shanga al nord. Gli abitanti primordiali della regione, i pigmei Babinga (cacciatori-raccoglitori), vivono nella selva equatoriale dove furono sospinti in seguito all'invasione dei Bantù (agricoltori).
L'Ensemble nazionale del Congo è composto da venti artisti appartenenti a vari gruppi etnici e presentano ritmi e danze di diverse parti del paese. Lo strumento principale è il tamburo, a cui si affiancano il balafon (xilofono), la sanza (lamellofono) e il n'gofi o gonfi (pluriarco) che si accompagnano sempre al canto solista o corale, gongui, nkuiti, gomi, clocho e n'sambi. Tra le danze tradizionali si annoverano: la nkira, danza dei Teke per i feticci della regione dell'altipiano, la danza enfele della stessa regione per la raccolta del vino di palma, l'ekongo, danza di guerra eseguita nella regione Cuvette nel nord del paese, la moufoueti, danza dei Bembé della regione Bouenza accompagnata dal canto. I canti sono accompagnati da balafon le cui casse armoniche sono costituite da corna di animali anziché zucche svuotate secondo il modello costruttivo più diffuso.

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