Valeria Munarriz (Argentina)
El Mouahidya (Algeria)
Gli strumenti popolari della Calabria (Calabria)
I Cardellini del Fontanino (Toscana)
La paranza di Somma Vesuviana (Campania)
Musica Gagaku (Giappone)
Los d'a Roier (Francia)
Talip Ozkan (Turchia)
Danze aborigene della terra di Arnhem (Australia)
La musica tradizionale del Laos (Laos)
Il gruppo di musicisti laotiani presenta un vasto repertorio della musica del Laos meridionale, basata in particolare sull'organo a bocca, il khene (khen o khaen), e sul canto alternato, il lam.
Il khene è formato da 16 o 18 canne di bambù, fissate su un bocchino posto al centro o nella parte inferiore, ognuna delle quali possiede una linguetta libera in argento, che vibra quando vengono tappati i fori di ogni canna. Il khène si può suonare sia in aspirazione che in espirazione, cosa che pemette la produzione di suoni continui senza dover riprendere fiato. Il khène si suona generalmente da solo, ma in alcune forme più elaborate della musica laotiana si accostano vari organi a bocca di differenti dimensioni con funzione di rinforzo della melodia. I khène possono essere affiancati da liuti e strumenti ad arco. Il lam è un canto alternato tra uomo e donna che si esegue per varie cerimonie: matrimoni, funerali, nascite o semplicemente in concerto. Interamente improvvisato, il lam esige un rispetto molto rigoroso delle tecniche poetiche in uso nela poesia laotiana. Le voci devono essere forti e belle e qualche volta raggiungono nel vocalismo alti virtuosismi.
Valeria Munarriz (Argentina) Tangos, Milongas y Candombes de Buenos Aires
«Il gaucho s'avvicina alla donna del porto e le mormora nell'orecchio: "Sono un uomo solo". "Ti canterò un tango" risponde Valeria Munarriz. Lei si avvita all'uomo che le cinge le spalle e i due s'imbarcano nel corpo a corpo della danza. Non è più un gaucho che lei tiene tra le braccia; è tutta la città di Buenos Aires che abbraccia e accarezza con la sua voce unica, in un atto d'amore indecifrabile».
«Il tango è nato nel porto di Buenos Aires, con il secolo. Figli di ibridazioni fra negri, andalusi, portoghesi e italiani. Prima dell'era della radio, il tango era musica cantata e danzata solo dagli uomini, nei bordelli dei bassifondi. I più noti erano stati scritti da piccoli mafiosi del porto, da manovali, da sfruttatori. Cantavano la nostalgia per il mare che li attendeva all'uscita della prigione. Storie argentine, certo, ma quanti prigionieri, figli di puttana, sono stati graziati perché le parole dei loro tangos, diffuse dalla radio, avevano intenerito la madre di un giudice. Oggi il tango si è trasformato in femmina. Non intendiamo più nulla di politico: è solo passato di mano, ritrovando così la sua virilità profonda, quella che noi argentini chiamiamo hombria e nulla ha a che fare con il sesso».
«Ho avuto l'onore di incontrare Asturias nei tanti paesi dove i casi dell'esilio hanno fatto sì che i miei genitori e i suoi si frequentassero. Cosciente della sua influenza sui miei primi scritti, mi disse una volta quella cosa atroce che decise probabilmente tutto quello che ho scritto in seguito: "Lasciate i dittatori latinoamericani agli scrittori della mia generazione; l'Argentina del domani è donna". Dieci anni dopo, quando ascolto e vedo Valeria Munarriz, penso che il maestro aveva ragione. Il Sud è alto ed è donna» (Copi).
El Mouahidya (Algeria)
Nel IX secolo, il grande cantante Ziryab lasciava la corte di Khalif Haroun el-Rashid a Bagdad, abbandonando la scuola del suo maestro Ishaq al-Mausili. Dopo lunghe peregrinazioni, arrivò in Andalusia (al-Andalus), dove fondò una scuola di musica a Cordova, importando le tradizioni musicali dell'antica scuola araba, liberandole dai loro canoni classici. Lì compose il nuba (nawba), l’insieme di 24 suites basate su differenti modi e ritmi che costituiscono il fondamento della musica classica andalusa. L'influenza di questa scuola di Ziryab a Cordova era tale, che essa divenne un archetipo non solo per le scuole fondate allora a Siviglia, Toledo, Valencia e Granada, ma anche per quelle che ancora oggi esistono in tutta la regione nordafricana.
Quando nel 1492 gli Arabi lasciarono l'Andalusia, i musicisti arabi si stabilirono presso varie corti del Nordafrica, venendosi a creare tre scuole differenti: la prima a Costantina, la seconda ad Algeri e la terza a Tlemsen. L’evoluzione nel corso dei secoli, ha fatto sì che la musica arabo-andalusa, acquisendo influenze musicali locali, acquistasse dei caratteri peculiari a seconda della zona in cui si è sviluppata: a Constantine, nell’Algeria orientale, divenne maluf, mentre nella parte occidentale del paese, presso le città di Tlemcen e Orano, divenne hawsi e andalous.
L'orchestra andalusa della città di Nédroma (Algeria) si è ispirata alla scuola di Tlemcen. Mohamed Ghaffour ha imparato a cantare mentre lavorava come tessitore con suo zio, che faceva parte di una delle orchestre della città. Il suo primo strumento è stato il mandolino, in seguito ha suonato il violino, mentre adesso si è specializzato nella musica per il liuto a 11 corde. Anche la musica ha dovuto subire le conseguenze degli avvenimenti politici in Algeria, e soltanto dopo l'indipendenza (1962) ha ritrovato la sua forza e libertà. Fu allora che Mohamed Ghaffour, prese la direzione di un gruppo di giovani musicisti, chiamato "El Moutriba El Mouahidya" in onore dell'emiro Abdelmoumene Ben Ali, che aveva fondato la dinastia El Mouahidyne dopo la conquista del Maghreb e dell'Andalusia.
Gli strumenti popolari della Calabria (Calabria)
Il gruppo che presenta gli strumenti popolari della Calabria si compone di musicisti provenienti da tre diverse località della Calabria ed è rappresentativo degli stili e dei generi vocali e strumentali più arcaici della tradizione contadina nelle differenti aree etno-culturali. Alle minoranze greche appartengono Innocenzo Favasulli e Giuseppe Dieni, di Bova Marina (RC), il primo suonatore di zampogna e di doppio flauto (ma anche di organetto e tamburello), il secondo cantore e suonatore di tamburello (ma anche zampognaro). La zampogna è del tipo solista con cinque canne ed ancie semplici. Il repertorio comprende la tarantella, la pastorale, eseguita nelle processioni, e l'accompagnamento al canto per questue e serenate. Il doppio flauto consiste in una coppia di flauti di canna a becco tenuti in bocca e suonati contemporaneamente con ambo le mani. Da Cirò Marina (CZ) provengono Nicodemo Papaianni, suonatore di chitarra battente e cantore, e Salvatore Mastroianni, cantore. La chitarra battente ha il fondo bombato, il piano armonico spezzato, alte fasce laterali, rosetta a piani concentrici e corde metalliche. Lo strumento viene detto "battente" per la tecnica esecutiva che implica l'uso delle dita che colpiscono contemporaneamente sia le corde che il piano armonico. Viene adoperato sia in accompagnamento al canto, per le serenate e i canti di questua, sia solisticamente in accompagnamento alle danze (pizziche). Da Lungro (CS), paese arbereshe, capoluogo riconosciuto della comunità italo-albanese in Calabria, provengono Angelo Matrangelo, Vincenzo Straticò e Orione D'Acquila; gli ultimi due sono abili suonatori d'organetto diatonico, strumento che nel tempo ha sostituito la zampogna.
I Cardellini del Fontanino (Toscana)
I Cardellini del Fontanino (Castel del Piano, Grosseto) sono i rappresentanti della tradizione canora grossetana e amiatina. La forma di polivocalità tipica della zona compresa tra Grosseto e il Monte Amiata è il bei-bei, sul Monte Amiata detto anche tirolese per la presenza di una specie di jodel (falsetto). Consiste in un accompagnamento polivocale a imitazione strumentale molto vicino al trallallero genovese e ai tenores sardi. Il bei può essere cantato da un numero illimitato di persone che si dividono le "parti": primo (tenore), bei-bei (voci medie) e holda o corda (bassi). Sul Monte Amiata il bei ha caratterizzato l'accompagnamento di canti d'osteria, romanze, serenate e "canzonacce" alla leggera.
La paranza di Somma Vesuviana (Campania)
Somma Vesuviana è un antico paese, situato sulle pendici del Vesuvio, noto per le sue straordinarie feste religiose, come il "sabato dei fuochi" (sabato dopo Pasqua), la festa delle lucerne (primi di agosto) e la festa del patrono (S.Gennaro). Durante queste feste le varie paranze (gruppi che nascono spontaneamente nei rioni popolari e in taluni casi formati da una sola famiglia) si esibiscono in tarantelle e tammuriate.
I componenti della paranza si suddividono in ballatori, cantatori e suonatori (ruoli che talvolta si alternano) e il capo-paranza, prima voce e organizzatore del gruppo. Gli strumenti usati sono quelli tipici della tradizione campana: le nacchere, il tricche-ballacche, il putipu, le tammorre, i tamburelli, il doppio flauto, lo scacciapensieri e percussioni varie.
Il gruppo sommese si raccoglie intorno alla figura di Giovanni Coffarelli, capo-paranza, uno dei più noti cantori a fronne del folklore napoletano. Il repertorio del gruppo è composto principalmente da tammurriate e tarantelle alle quali si aggiungono alcune filastrocche e vari canti a dialogo: "Canti per la potatura" e "Fronne' e limone". Il primo aveva la funzione, durante la potatura della vigna, di comunicare da un colle all'altro, il secondo, di origine urbana, è il famoso canto della malavita napoletana per comunicare dall'esterno con chi si trova incarcerato. In tal modo questi riusciva ad avere notizie della sua famiglia, degli amici e talvolta del suo stesso processo.
Musica Gagaku (Giappone)
Tradizionalmente, si fa risalire all'anno 453 l'importazione in Giappone della musica orchestrale di corte (gagaku), quando 80 musicisti furono inviati dal regno coreano di Silla (Shiragi in giapponese) per partecipare alla celebrazione di un funerale imperiale. La gagaku (ga = elegante, gaku = musica), musica della corte imperiale, può essere classificata secondo due criteri: in base alle origini storiche del repertorio e in base alla prassi esecutiva.
La classificazione storica distingue tra tögaku, musica proveniente dalla Cina o dall'India, e komagaku, musica originaria della Corea o della Manciuria. I due termini fondamentali nella classificazione della prassi esecutiva gagaku sono: bugaku, ossia musica che accompagna la danza, e kangen, musica puramente strumentale. La musica vocale si individua attraverso il genere specifico del brano eseguito.
L'organico della musica gagaku è costituito da un'orchestra composta da un corto strumento ad ancia doppia, detto sciciriki o hichiriki, in un organo a bocca, detto sho, provvisto di 17 canne di bambù raccolte in un serbatoio d'aria. Un'altra versione della melodia viene eseguita dal flauto: è il ryûteki nel togaku, komabue nel komagaku; se invece nell'ambito gagaku viene eseguita una musica religiosa shintoista, il flauto usato è un kagurabue. Un grande tamburo sospeso (gaku-daiko) e un piccolo gong anch'esso sospeso (shoko), costituiscono gli elementi centrali nel settore delle percussioni gagaku. Nel togaku colui che dirige il grupo usa un piccolo tamburo a barile (kakko), suonato con due bacchette, e nel komagaku un tamburo più grande a forma di clessidra (san no tsuzumi), percosso su un solo lato da una bacchetta. Una cetra semitubolare a 13 corde con ponticelli mobili (koto o gakuso) e un liuto piriforme a 4 corde (biwa) costituiscono la sezione degli strumenti a corde del gagaku; essi però non vengono usati nell'accompagnamento di danze (bugaku).
Los d'a Roier (Occitania - Francia) La musica limousine
Il duo Los d'a Roier ('Quelli di Royer'), formatosi nel 1971, è composto da Jan dau Melhau, che suona la ghironda (vielle à roue), e Sergi Marot, suonatore di cabrette (chabrette) e organetto diatonico (accordéon diatonique). Come i menestrelli medievali, 'Quelli di Royer' sono i portatori della musica e dei canti dell'Alta Limousine (o Lemosin) in Occitania.
La ghironda è lo strumento tipico del folklore occitano, in cui le corde vengono fatte vibrare mediante sfregamento da parte del bordo impeciato di una ruota di legno, ad esse sottostante, azionata con una manovella; il numero delle corde varia da tre a sei e di queste alcune sono corde di bordone, che producono sempre la stessa nota, mentre le altre (una, due o tre) sono le corde che producono la melodia, essendo tastate da tangenti applicate a numerosi cursori comandati, per mezzo di tasti, dalle dita del suonatore.
La cabrette o musette o cornemuse è una zampogna della stessa zona, formata da una canna conica ad ancia doppia munita di fori digitali e da un corto bordone cilindrico ad ancia semplice, e alimentata per mezzo di un piccolo mantice. Quando la cabrette è usata per accompagnare la bourée (ballo) in unione con la ghironda, il bordone della zampogna viene escluso, perchè la nota pedale è assicurata dalla ghironda.
Talip Ozkan (Turchia)
I Turchi appartengono al ceppo mongolo e la loro patria d'origine è localizzata in Asia Centrale. L'espansione durò vari secoli fino a raggiungere il culmine con la fondazione dell'impero ottomano nel XVI secolo. I principali legami storici tra la musica pre-islamica turca e la musica ottomana sono la musica religiosa, propria dei riti sciamanici e la musica militare, legata alla tecnica di guerra. La musica ottomana servì dapprima di completamento negli uffici religiosi, poi acquistò il suo carattere profano. Sotto l'Impero Ottamano, l'arte musicale fu caratterizzata da un lato da una sublime e profonda semplicità, dall'altro da un'esplorazione delle possibilità della monofonia, grazie alla diffusione del Mevlevi-Hane (conventi dei dervisci Mevlevi) e all'appoggio fornito dai sultani, splendidi mecenati e spesso a loro volta compositori e poeti.
L'influenza dell'arte musicale turca è rilevabile sia nella musica popolare tradizionale che nella musica colta e di corte; infatti, i compositori della musica ottomana, dai "classici" del secolo XIV ai "romantici" del secolo XIX, appartennero senza discriminazione a tutte le classi sociali e a tutte le etnie dell'impero. Il flauto (ney) e il liuto a manico lungo (tanbur) furono gli strumenti per eccellenza della musica colta ottomana, così come la coppia di grancassa-oboe (davul-zurna) divenne protagonista della musica popolare. La musica è caratterizzata da: stile monodico, modalità makam (insieme di regole che ordinano lo sviluppo melodico secondo una determinata scala) e improvvisazione taksim.
I trovatori della Turchia (chiamati in Anatolia “Ozan”) esprimono una poesia ancora strettamente legata alle vicende umane e sociali, e cantano le sofferenze, le ingiustizie, le passioni. Talip Ozkan riesce ad integrare la sua attività di cantante e musicista a quella di etnomusicologo. Ha raccolto circa settemila canti (musica e testo) del folklore turco, viaggiando in diverse regioni dell'Anatolia tra il 1958 e il 1978. Lo strumento che accompagna il canto (ma è eseguito anche solisticamente) è il saz. Il saz è un liuto a manico lungo, generalmente dotato di sette corde (due cori di corde doppie e una tripla), suonato con un plettro. Alcune sue varianti sono il divan saz, con otto corde, il cura saz, con sei corde, e il baglama, con sete corde in un manico più corto.
Danze aborigene della terra di Arnhem (Australia)
La Terra di Arnhem, situata al nord dell'Australia, è una riserva aborigena situata tra la città Darwin e il Golfo di Carpentaria. Qui l'"uomo del canto", che si accompagna con il battito di bastoni o di boomerang, è affiancato dal suonatore di didjeridu, aerofono in legno cavo (scavato dalle formiche) di eucalipto lungo più o meno un metro e mezzo e del diametro di circa dieci centimetri; l'apertura all'estremità superiore viene usata per soffiare dentro l'aria e a volte è adattata con una imboccatura fatta con cera d'api. Si soffia dentro come in una tromba, ma con una emissione d'aria ininterrotta, praticando la respirazione circolare. Le note che realmente si suonano sono due, a distanza di una decima, alternando e variando il timbro e l'altezza del suono; il bordone crea un sottofondo per il cantato che a tratti elabora la sua linea melodica in opposizione a quella del bordone. Ai musicisti migliori viene riconosciuto il ruolo di professionisti: mantenuti dalla comunità ed esentati quindi dalla ricerca di cibo, si dedicano esclusivamente alla musica, allo studio dei segreti e dei miti che essa contiene o esprime, alla produzione di nuovi canti.