1980: II Edizione

1980: II Edizione

"AFRICAMUSICA"
Agoromma Ensemble (Ghana)
Groupe Kodia (Congo)
Tambourinaires du Burundi (Burundi)
Niama Makalou (Mali)
Hausa-Ibo-Yoruba Ens. (Nigeria)
Cabdullahi Qarshi & Cumar Dhule (Somalia)

Agoromma Ensemble (Ghana)

Il Ghana, la patria del gruppo Agoromma, è stata la prima nazione africana a rendersi indipendente dalla Gran Bretagna (1957) segnando così l’inizio della fine del colonialismo in Africa. Ci sono diversi gruppi etnici ed ognuno di essi possiede una propria lingua e delle proprie varianti di musica e danza; fra gli altri vi si trovano gli Akàn, il gruppo etnico maggioritario che comprende gli Ashanti, gli Akim, i Kwahu, i Fanti, oltre agli Ewé, i Ga-Adangme, i Dagomba, i Kassena Nankani ed i Lobi Dagarti. Agoromma è un gruppo di musicisti di corte, composto da maestri percussionisti, cantanti e ballerini, che eseguono ritmi tradizionali di diverse parti del Ghana (ex-Costa d'Oro). Il loro programma include una selezione di musiche e danze degli Akàn, dei Dagomba, dei Kassena e dei Lobi Dagarti, eseguite in differenti occasioni cerimoniali e sociali della vita dei vari gruppi etnici (festa del raccolto, riti di iniziazione e commemorazione, funerali e riti pubblici e feste ricreative).

La danza è spesso una componente importante della rappresentazione musicale poichè, oltre a fornire la dimensione visuale della forma e della struttura musicale, essa serve come un passaggio attraverso il quale possono essere comunicati certi sentimenti e messaggi. Generalmente c'è una stretta correlazione fra i dettagli della musica e la sequenza dei movimenti della danza. Ascoltando i numeri musicali presentati dal gruppo Agoromma si può quindi percepire la musica attraverso la danza.

Gli organici strumentali impiegati sono principalmente due: il ntahera e il fontomfrom. Il ntahera è un set di corni d'avorio e dai "tamburi parlanti" (atumpan); il fontomfrom è costituito da due grossi tamburi (from o bommaa), i "tamburi parlanti" (atumpan) e tre tamburi di supporto (paso, brenko e adukurogya o adedemma) oltre ad una campana (dawuro); talvolta è aggiunto un tamburo a clessidra (donno).

 

Groupe Kodia (Congo)

Nella lingua kikongo, la parola kodia (guscio di chiocciola) rappresenta la spirale che nel vecchio regno del Kongo era il simbolo dell'unità del popolo Kongo e della sua ricchezza. Kodia, simbolo di fecondità e di fertilità, rappresenta anche il movimento continuo, la spirale che ha inizio con la nascita e che finisce con la morte senza mai interrompersi. Kodia significa la totalità del cosmo secondo il pensiero dei Bantu del Congo. Al tempo delle colonie, durante il periodo delle lotte per l'indipendenza, simbolizzava il rinnovamento della cultura africana. Così dunque, l'indirizzo del gruppo Kodia è il salvaguardare ed il perpetuare la purezza dei valori culturali e dei principi della tradizione negro-africana, una delle vie principali della grande tradizione umana fin dalla sua origine.

La compagnia Ballet-Théâtre Kodia, diretta da Jean Loulendo, presenta lo spettacolo "Fwa-Kongo", una suite di danze, canti e ritmi esoterici di cerimonie rituali d'iniziazione congolesi praticate nella foresta sacra. Il primo "rito di passaggio" che segna l'ingresso nella vita degli adulti (cioè il passaggio ad uno status sociale e religioso sotto l'egida degli avi) implica la rottura con il passato e con il mondo spensierato del bambino. L'iniziato ha perso la sua precedente personalità; un'altra, libera dalle influenze del passato, dovrà svilupparsi conformemente all'insegnamento ricevuto.

Durante il periodo d'iniziazione, i giovani vivono separati dai loro parenti in accampamenti nella savana o nella foresta. Nessun profano deve vederli. Durante gli spostamenti sono preceduti da un araldo che grida: «E wa nswasué!» (profani, fuggite lontano!) «E tina nkoso!» (arrivano i giovani iniziati!). Il momento più importante dell'iniziazione è la fase in cui gli iniziati devono "morire per rinascere". La portata simbolica di questo momento è universale; qualsiasi cambiamento di stato deve passare necessariamente attraverso questo momento. Il ritorno al villaggio degli iniziati dà luogo a grandi feste che chiudono le cerimonie d'iniziazione. Durante la danza finale tutti si congratulano con quelli che hanno resistito e il ritornello seguente risuona come un canto mistico: «l'iniziato è come l'allodola, balla, balla come l'allodola che ha mangiato il miglio bianco...».

 

Les Tambourinaires du Burundi (Burundi)

La struttura sociale del Regno del Bu-Rundi, fondato intorno al 1500, era costituita sostanzialmente da quattro classi: 1) I Ganwa, principi di sangue che si tramandavano in linea diretta la gestione del potere; 2) I Tutsi, capi dell'esercito e gestori della guerra, provenienti probabilmente da tribù di pastori di origine quasi sicuramente etìope; 3) Gli Hutu (o Rundi) popolazioni contadine che costituiscono la base dell'economia e dell'esercito del Regno del Bu-Rundi; 4) I Twa (pigmei) guerrieri, fabbri, artisti, artigiani, depositari dei segreti del veleno, maestri di caccia.

All'interno dela classe degli Hutu, una famiglia originaria dei dintorni di Gitega è depositaria da quasi cinquecento anni della musica per le feste, i matrimoni, le nascite, i funerali e le cerimonie religiose della famiglia reale. Sono i Tambourinaires del Burundi, che godevano per questo di particolari privilegi di casta. La loro musica è costituita da una quantità variabile di tamburi a calice (minimo quindici) che improvvisano secondo alcune basi precostituite e proposte a turno da ciascuno dei componenti del gruppo, che si alternano al tamburo principale come direttori di esecuzione.

Chi suona il tamburo principale (inkiranya) inizia accennando un ritmo spontaneo e gli altri, dopo poche battute, lo accompagnano sul ritmo proposto suggerendo a loro volta variazioni e improvvisazioni. Naturalmente, come sempre accade nella musica africana, il suono dei tamburi è accompagnato da danze e coreografie che in alcuni casi arrivano all'acrobazia. L'impressionante sound di questi tamburi, la bellezza dei costumi, la maestria delle danze, hanno fatto dei Tambourinaires du Burundi, uno dei gruppi più conosciuti dell'Africa Centrale.

 

Niama Makalou (Mali)

I griot sono i discendenti della casta ereditaria jali o djelì, musicisti, cantanti di lodi e cantastorie della cultura Mandingo/Bambara del Sahel (Africa Occidentale). Niama Makalou è una cantante maliana, che interpreta la storia del Mali e ne dà testimonianza, cantando con tenerezza e umorismo gli avvenimenti della vita di tutti i giorni. Dopo aver fatto parte dell'Ensemble Nazionale del Mali, è diventata la cantante vedette dei Grands Balletts d'Afrique Noire e successivamente ha formato un proprio gruppo.

Braima appartiene alla più grande famiglia di griot dei Mandé: i Kouyaté. Suona il balafòn (xilofono), strumento a percussione con delle casse di risonanza fatte da zucche svuotate e composto da 16 a 19 tasselli di legno percossi con un paio di bacchette. Questo strumento è presente in tutte le cerimonie del popolo mandingo.Boubacar e M'Bou non sono parenti diretti poichè l'uno viene dal Senegal e l'altro dal Mali. Appartengono però ambedue ad un'altra grande famiglia di griots: i Diabaté. Boubacar suona la kora, un tipo di arpa a doppia fila di corde, formata da una zucca gigantesca, come cassa di risonanza, coperta di pelle, trafitta da un manico di legno con 21 corde. M'Bou suona lo ngoni o moniton, una specie di liuto di cui il manico è un bastone fine, come quello dei liuti dell'antico Egitto, a 3, 4 o 5 corde. Questo strumento accompagna le declamazioni delle grandi epopee, i racconti, ecc.

Ali Wague è un musicista che non appartiene ai griot. Egli è un Fulbè (Peul o Fulani), originario della Guinea. Suona un flauto di circa 75 cm di lunghezza, con il quale riesce a produrre dei suoni "umani". Franc Trah è un percussionista ricercatore dei ritmi africani e sudamericani, proveniente dalla Costa d'Avorio. Ogni brano da lui eseguito si riferisce ad una cerimonia precisa: matrimonio, circoncisione, ecc. Djao Kouyatè arricchisce e completa con la sua danza lo spettacolo musico-coreutico.

 

 

 

Hausa - Ibo - Yoruba Ensemble (Nigeria)

In Nigeria vi sono molti tipi (e sottotipi) di strumenti musicali fra cui xilofoni, liuti, arpe, trombe, oboe, campane in ferro, sansa, flauti, zampogne, raganelle, cetre, vasi di ceramica, tamburi a membrana, e tanti altri tipi di tamburi. Gli xilofoni sono predominanti negli stati dell'est (Imo, Cross River, Rivers e Anambra) e sono molto diffusi anche tra i Tiv nello Stato di Benue nella zona nord-est del paese. I cordofoni (p.e. arpe e violini) sono caratteristici degli Stati del nord, mentre le sansa (metallofoni) sono limitate alla parte meridionale del paese. Anche le trombe sono abbastanza diffuse, ma si trovano sopratutto negli stati settentrionali e orientali. Come tamburi a membrana, si trovano in Nigeria i tamburi a clessidra, tamburi a botte o zucca come cassa di risonanza e tamburi a calice, tamburi con piedistallo e tamburi a paiolo. I tamburi a clessidra (probabilmente arrivati dal Medio Oriente) sono forse i tamburi più importanti della Nigeria attuale e vengono usati soprattutto dai popoli degli stati settentrionali e dagli Yoruba.

Anche la musica vocale è praticata molto e in varie forme, p.e. come canto solista, canto corale all'unisono, canto polifonico per coro e canto antifonale per solisti e coro. Il canto all'unisono è tipico degli Hausa-Fulani negli stati settentrionali. Nella società Yoruba, musica corale all'unisono e polifonica esistono una accanto all'altra. Gli Oyo-Yoruba, che vivono nella parte centrale della nazione Yoruba, cantano generalmente all'unisono, mentre la musica corale del sud-est Yoruba è polifonica. Presso gli Edo nello Stato Bendel e dappertutto negli stati orientali (Imo, Anambra, Cross River e Rivers) la musica corale tipica è polifonica.

La forma di canto si differenzia in canti interamente cantati (con melodie chiaramente delineate) e canti recitati (una via di mezzo tra cantare e parlare). I canti tradizionali vengono eseguiti secondo due stili: il canto "nasale" e il canto ad alta voce (open throat). Il primo si trova normalmente nelle zone con una cultura influenzata maggiormente dall'Islam, come succede tra gli Hausa-Fulani e gli Oyo-Yoruba, mentre il secondo modo di cantare è tipico delle zone che hanno risentito meno dell'influsso arabo-islamico, come negli stati orientali.

 

Cabdullahi Qarshi & Cumar Dhule (Somalia)

Cabdullahi (pron. Abdulai) Qarshi, considerato il "padre" della canzone somala, è nato in Tanzania da famiglia somala. I suoi primi contatti con la musica hanno luogo nel suo paese natale. Trascorre l'infanzia e la prima giovinezza nel nord della Somalia (Erigavo) dove sono molto vive le tradizioni dei balli somali tra i nomadi. Quindi si trasferisce ad Aden che per molto tempo è stato un punto di riferimento anche culturale per i somali, un luogo d'incontro di culture diverse da quella africana. Lavora alla radio locale dove ha l'occasione di ascoltare la musica araba e anche quella indiana, trasmessa con grande frequenza dai programmi indiani della radio Aden.

Colpito dal fatto che i programmi in somalo trasmettevano solo la poesia recitata, decide di "creare" la musica per i somali sul modello di quella indiana, assimilandovi elementi arabi e, ovviamente, quelli africani a lui più familiari. Inizia a comporre canzoni ed eseguirle accompagnandosi al kaban, strumento a corde arabo. Quando negli anni '40 torna in Somalia del Nord, a Hargeisa (allora capitale del British Somaliland e tuttora centro della vita culturale e soprattutto letteraria della Somalia), incontra altri musicisti che, come lui, stimolati dai contatti provenienti dalla penisola arabica, intraprendono iniziative analoghe. Così, negli anni '40, nasce la canzone somala, formalmente estranea alla tradizione locale, ma basata in grossa parte su elementi musicali somali, oltre a quelli stranieri.

Questo nuovo tipo di musica si diffonde rapidamente in Somalia; la sua buona accoglienza è rafforzata dall'antica tradizione poetica orale che esiste da sempre in questo paese. La poesia somala, estremamente raffinata sia dal punto di vista formale che contenutistico, è seguita da tutta la popolazione, toccando gli argomenti più svariati (attualità, filosofia, amore, politica, lavoro) ed è sempre stata il principale veicolo d'informazione tra i nomadi. La nuova canzone si inserisce molto bene in questa tradizione come forma "lirica", ossia di poesia cantata.

 

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