ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA DI COSTANTINA: ENS. FERGANI

In Algeria il patrimonio della musica d’arte cittadina, al-andalus, si presenta sotto tre diversi aspetti, che corrispondono a tre aree geografiche, ovest, centro ed est e a tre scuole distinte: al-alah (Tlemcen), san’ah (Algeri) e ma’luf (Costantina). Ciascun nome sottolinea, con sfumature diverse, l’idea di tradizione, patrimonio, eredità, arte, come vera e propria quintessenza della musica del Maghreb. Oggi il patrimonio delle nubat è ridotto ad una dozzina di suites complete, che vengono spesso eseguite in forma abbreviata, anche se il canzoniere arabo-andaluso raccoglie decine e decine di versi per ciascuna suite, per un totale di oltre seicento poemi cantati. La nuba dell’Algeria può essere suddivisa in cinque parti principali, corrispondenti ad altrettanti cicli di brani vocali su misure binarie, msaddar, btayhi, draj, e ternarie o composte, insiraf e khlas. Tali movimenti vocali sono preceduti da una introduzione strumentale denominata tushiya e caratterizzata dal ritmo bashraf (4/4 o 2/4) con il cui nome viene spesso chiamata. All’inizio dopo l’introduzione strumentale viene talvolta eseguito un movimento in ritmo libero, un preludio, chiamato istikhbar, nel quale vengono esposti i temi musicali di tutta la nuba. La tradizione arabo-andalusa di Costantina si differenzia da quella di Tlemcen e di Algeri per lo stile vocale, per l’impasto timbrico, e per l’articolazione dei suoi movimenti, soprattutto sotto il profilo ritmico. La nuba dell’est algerino ha un andamento nel quale i movimenti dal ritmo più vivo sono alternati a quelli dal movimento moderato, in altre parole non presenta quella tendenza ad una progressione ritmica che dal lento muove verso la concitazione, come nei repertori di Tlemcen ed Algeri, e in generale di tutto il Maghreb. I timbri più caratteristici della piccola orchestra andalusa di Costantina sono quelli dell’‘ûd maghribî o ‘arabî, liuto a quattro corde doppie di budello suonato con lo stelo della piuma d’aquila, e del flauto diritto a tacca sul quale si accordano gli altri strumenti, juwâk, ricavato da una canna tagliata tra due nodi. Forse è la sopravvivenza di questi strumenti antichi a giustificare la convinzione che Costantina abbia custodito l’eredità della tradizione culturale di Siviglia. Tra i cultori di quest’arte musicale da generazioni brilla il nome della famiglia Fergani. Così come suo padre Hammou, Tahar Fergani, nato nel 1928 da una famiglia di musicisti, è oggi il più prestigioso maestro della tradizione cittadina, e tra i musicisti del suo ensemble ci sono naturalmente anche i suoi figli.Paolo Scarnecchia