Venerdì 21 Settembre

L’Africa, la grande madre, da sempre al centro dell’attenzione di questo Festival.


Dal Mali arriva forse la stella più luminosa della musica africana degli ultimi anni, Oumou Sangaré. Talento straordinario e precoce fin da bambina, Oumou ha esordito con il suo primo album a soli 21 anni, è stata ambasciatrice e testimoniai della FAO e si batte da sempre per il riconoscimento dell’uguaglianza della donna e della parità di diritti nella società africana, contro la poligamia e la tradizione ancestrale dei matrimoni combinati.
Una grande Diva, una presenza carismatica, una delle più belle voci della musica internazionale.

Premiata con un Grammy Award nel 2010, icona della world music internazionale, Oumou Sangaré è oggi la principale interprete del ‘Wassoulou’, genere di musica popolare dell’ovest africano interpretato principalmente dalle donne.

Nata a Bamako, capitale del Mali, Sangaré ha conquistato il cuore delle platee internazionali attraverso la sua voce ed energia da sempre incanalata nella lotta contro la discriminazione delle donne e in particolare contro i matrimoni combinati e la poligamia. Per REf18, la cantante, che nel 1998 è stata commendatore dell’Ordre des Arts et des Lettres, arriva con il suo ultimo progetto Mogoya.

Firmato insieme al team di produzione A.l.b.e.r.t (già collaboratore dei Franz Ferdinand), questa raccolta di nuove canzoni segna un cambio di direzione nella carriera dell’artista. Sangaré si rivolge a un pubblico di ragazzi e ragazze pronti ad ascoltare le sue storie e i suoi consigli di vita (non a caso alcune musiche dell’album sono state composte in stretta collaborazione con Tony Allen). Come tutta la vita dell’artista, anche questo live promette di essere una vera e propria avventura, romantica e aggressiva, spericolata e poetica.

Sabato 29 Settembre

King Ayisoba dal Ghana, virtuoso del kologo, liuto tradizionale a due corde che ha imparato a suonare pascolando il bestiame nel suo villaggio.

Approdato poi nella cosmopolita giungla urbana della capitale Accra ha iniziato ad elaborare la sua musica, creando un gruppo di musicisti con cui fonde tradizione e modernità. Ed in breve è diventato uno degli artisti ghanesi più seguiti in patria ma anche al di fuori del continente africano.

Venerdì 12 Ottobre

Dal Mali, il BKO Quintet, che fonde la tradizione dei griot nomadi della casta dei cacciatori Donso e delle loro cerimonie animiste, caratterizzato dall’uso del doussn’gouni, con il suono mandingo del djelingoni, il djembe e altri tamburi e percussioni, e con un’espressione vocale che sa di vetriolo. Insomma, fonde insieme le tradizioni e i linguaggi musicali delle diverse aree del Mali, dal deserto alla savana, trasportandole nella capitale Bamako e trasformandole in qualcosa di nuovo, di grande impatto e molto potente.

 

Giovedì 18 Ottobre

i SAODAJ situata al largo del Madagascar, nell’Oceano Indiano, l’Isola della Réunion è una tra le più lontane delle ex colonie francesi, attualmente nel Dipartimento d’Oltremare e a tutti gli effetti parte integrante del territorio di Francia. Da quelle isole remote arrivano i Saodaj’, gruppo formato da cinque musicisti, cantanti e ballerini protagonisti di un genere, il Maloya, cantato in creolo e imparentato con i rituali di trance.

I Saodaj’ sono l’emblema di una nuova generazione di giovanissimi artisti che reinterpretano il Maloya, tipica tradizione musicale dell’isola, nato dalla fusione dei ritmi degli schiavi malgasci e dell’Africa orientale; lo arricchiscono con le loro voci cristalline, impetuosi ritmi ternari e con influenze australi, africane e europee.

La band stupisce per la impressionante maturità artistica e il suono acustico, fedele alla loro storia ma assolutamente aperto alle influenze della world-music, abile nel creare sound e melodie che spingono al ballo e avvicinano lo spettatore ad uno stato di trance ipnotico

Sabato 20 Ottobre

Anche il Medio Oriente è presente in cartellone, con i 47 Soul, eredi della diaspora palestinese.

47 Soul,“Spirito del 1947”: già dal nome la formazione sceglie di ricordare la pesante eredità di una data (30 novembre 1947) considerata la più luttuosa da qualsiasi palestinese, quella della risoluzione ONU che diede inizio all’esodo fuori dalle proprie terre di buona parte di queste popolazioni. Il 1947, anno in cui era ancora possibile incontrarsi nella Grande Siria, dove una libertà di circolazione oggi impossibile abbatteva i confini tra Gerusalemme, Amman, Damasco e Beirut; l’anno immediatamente precedente a quello della fondazione dello stato di Israele e della prima guerra arabo-israeliana. Gli stessi confini che i 47 Soul vogliono cancellare, celebrando la memoria di quell’evento per loro drammatico, a suon di musica. La band propone un nuovo genere musicale chiamato “Shamstep” – un potente mix di musica da strada tradizionale della regione Bilad al-Sham (che comprende Palestina, Libano, Siria, Israele, parti della Giordania, dell’Iraq e della Turchia) combinato con profondi ritmi elettronici e influenze funk, hip-hop e rock, ed elabora melodie che hanno attraversato il mondo arabo per secoli con sintetizzatori analogici e linee di chitarra ipnotica e cantando i loro testi poetici sia in arabo che in inglese.

venerdì 26 ottobre

Uno dei concerti maggiormente attesi è senz’altro quello della stella del Niger, il touareg GoumarAlmoctar, detto Bombino. Virtuoso della chitarra elettrica, allievo di HaiaBebe, discendente di una tribù che da secoli lotta contro il colonialismo e l’invadenza dell’Islam più estremista e rigidamente ortodosso, Bombino è uno dei maggiori rappresentanti del Desert Blues, un blues caldo come il vento del deserto in cui è nato, ibridato di volta in volta da sapori rock, reggae e psichedelici. Negli anni è riuscito a far conoscere il suo mix musicale irresistibile in giro per il mondo, collezionando incontri sorprendenti, come quello con Keith Richards, come la recente collaborazione con Jovanotti e con  Dan Auerbach dei Black Keys, che lo ha voluto anche produrre in studio d’incisione.

Sabato 27 Ottobre

Uno dei personaggi più geniali, poetici e stravaganti della musica popolare e d’autore italiana: Antonio Infantino con la sua TaranTrance.

Il suo concerto al Festival Musica dei Popoli2018 era già programmato, Infantino era al solito di un entusiasmo irrefrenabile e contagioso al pensiero di un evento a cui così tanto teneva, stavamo pianificando una serie di sorprese che arricchissero ulteriormente questa serata. La notizia della sua morte improvvisa (ci eravamo visti per lavorare sul concerto solo un paio di giorni prima) ci ha lasciato completamente sconcertati e prostrati per il dolore. Antonio era da sempre un grande sostenitore di Musica dei Popoli, manifestazione che amava molto e in cui si era esibito più volte, sempre con grande successo; quindi il concerto di fine settembre sarà un omaggio e una celebrazione al tempo stesso.

Sul palco il suo gruppo e tutta una serie di ospiti speciali che ricorderanno il percorso umano e musicale di Infantino, un artista che ha recuperato e rivalutato la taranta in Italia in un momento in cui questa musica e i fenomeni del tarantismo erano percepiti come elementi di superstizione, retaggi di un passato da nascondere. Lui ha preso per mano questa tradizione, l’ha fatta propria ibridandola con la ‘sua’ canzone d’autore, con la musica brasiliana, con la trance elettronica della nuova musica dance internazionale, l’ha rivendicata con orgoglio, l’ha trasportata nel presente.