PROGRAMMA

43° Edizione Festival Musica dei Popoli 2018 – MUSIC TRANCE – Rassegna Internazionale

“La trance non è relegabile tra le curiosità etnologiche, a condizione d’abbandonare il punto di vista positivista sulla trance dei ” paesi lontani ” per cominciare a vedere che questa esperienza fatta altrove e che ha radici nelle coscienze e nei corpi, è anche la nostra e la si trova qui ed ora sotto forma di fenomeno latente o già espresso.” (Georges Lapassade)
L’edizione 2018 di Musica dei Popoli focalizza tutta una serie di esperienze musicali per lo più ibridate o derivate dalla musica di trance, una musica cioè in qualche modo legata a riti ancestrali in cui i partecipanti assumono uno stato di esaltazione o estasi che li allontanano dalla realtà circostante, spesso raggiungendo uno stato che li avvicina al mondo spirituale.
Una ritualità legata ai riti sciamanici, magici, trascendentali e a stati di alterazione della coscienza.
Un territorio negli anni studiato da Ernesto De Martino, incentrato, nei suoi studi insieme a Diego Carpitella, sulle radici nel Sud d’Italia della pizzica e del tarantismo (Morte e Pianto rituale, La Terra del Rimorso, Sud e Magia) e da Georges Lapassade (La Transe, Sabba Negro, Lesètatsmodifies de conscience, Stati modificati e Transe, LesRites de Possession, Dallo sciamano al raver)
Venerdì 21 Settembre

L’Africa, la grande madre, da sempre al centro dell’attenzione di questo Festival.
Dal Mali arriva forse la stella più luminosa della musica africana degli ultimi anni, Oumou Sangaré. Talento straordinario e precoce fin da bambina, Oumou ha esordito con il suo primo album a soli 21 anni, è stata ambasciatrice e testimoniai della FAO e si batte da sempre per il riconoscimento dell’uguaglianza della donna e della parità di diritti nella società africana, contro la poligamia e la tradizione ancestrale dei matrimoni combinati.
Una grande Diva, una presenza carismatica, una delle più belle voci della musica internazionale.

Premiata con un Grammy Award nel 2010, icona della world music internazionale, Oumou Sangaré è oggi la principale interprete del ‘Wassoulou’, genere di musica popolare dell’ovest africano interpretato principalmente dalle donne.

Nata a Bamako, capitale del Mali, Sangaré ha conquistato il cuore delle platee internazionali attraverso la sua voce ed energia da sempre incanalata nella lotta contro la discriminazione delle donne e in particolare contro i matrimoni combinati e la poligamia. Per REf18, la cantante, che nel 1998 è stata commendatore dell’Ordre des Arts et des Lettres, arriva con il suo ultimo progetto Mogoya.

Firmato insieme al team di produzione A.l.b.e.r.t (già collaboratore dei Franz Ferdinand), questa raccolta di nuove canzoni segna un cambio di direzione nella carriera dell’artista. Sangaré si rivolge a un pubblico di ragazzi e ragazze pronti ad ascoltare le sue storie e i suoi consigli di vita (non a caso alcune musiche dell’album sono state composte in stretta collaborazione con Tony Allen). Come tutta la vita dell’artista, anche questo live promette di essere una vera e propria avventura, romantica e aggressiva, spericolata e poetica.

Sabato 29 Settembre

King Ayisoba dal Ghana, virtuoso del kologo, liuto tradizionale a due corde che ha imparato a suonare pascolando il bestiame nel suo villaggio.

Approdato poi nella cosmopolita giungla urbana della capitale Accra ha iniziato ad elaborare la sua musica, creando un gruppo di musicisti con cui fonde tradizione e modernità. Ed in breve è diventato uno degli artisti ghanesi più seguiti in patria ma anche al di fuori del continente africano.

Venerdì 12 Ottobre

Dal Mali, il BKO Quintet, che fonde la tradizione dei griot nomadi della casta dei cacciatori Donso e delle loro cerimonie animiste, caratterizzato dall’uso del doussn’gouni, con il suono mandingo del djelingoni, il djembe e altri tamburi e percussioni, e con un’espressione vocale che sa di vetriolo. Insomma, fonde insieme le tradizioni e i linguaggi musicali delle diverse aree del Mali, dal deserto alla savana, trasportandole nella capitale Bamako e trasformandole in qualcosa di nuovo, di grande impatto e molto potente.

 

Sabato 13 Ottobre

FELA!!! FELA KUTI (80th) BIRTHDAY PARTY
con MAMUD BAND:


Da più di vent’anni sulla breccia, la MAMUD BAND sono otto musicisti, con sezione fiati, chitarra, tastiere, basso, batteria e percussioni, accreditata come uno dei migliori live show in circolazione in Italia.
Nelle loro vene sonore scorre sangue Afrofunk, fuso con influenze latine e condito di sapori Ethio-Jazz e Soul.
Ma scorre soprattutto la musica di FELA KUTI, a cui hanno interamente dedicato il loro album “OPPOSITE PEOPLE” e la cui influenza riempie anche i successivi “AFRO FUTURE FUNK” e Il nuovo album live. Che non a caso si chiama “DYNAMITE ON STAGE”. Perché loro dal vivo sono così: ESPLOSIVI !!!

Giovedì 18 Ottobre

i SAODAJ situata al largo del Madagascar, nell’Oceano Indiano, l’Isola della Réunion è una tra le più lontane delle ex colonie francesi, attualmente nel Dipartimento d’Oltremare e a tutti gli effetti parte integrante del territorio di Francia. Da quelle isole remote arrivano i Saodaj’, gruppo formato da cinque musicisti, cantanti e ballerini protagonisti di un genere, il Maloya, cantato in creolo e imparentato con i rituali di trance.

I Saodaj’ sono l’emblema di una nuova generazione di giovanissimi artisti che reinterpretano il Maloya, tipica tradizione musicale dell’isola, nato dalla fusione dei ritmi degli schiavi malgasci e dell’Africa orientale; lo arricchiscono con le loro voci cristalline, impetuosi ritmi ternari e con influenze australi, africane e europee.

La band stupisce per la impressionante maturità artistica e il suono acustico, fedele alla loro storia ma assolutamente aperto alle influenze della world-music, abile nel creare sound e melodie che spingono al ballo e avvicinano lo spettatore ad uno stato di trance ipnotico

Sabato 20 Ottobre

Anche il Medio Oriente è presente in cartellone, con i 47 Soul, eredi della diaspora palestinese.

47 Soul,“Spirito del 1947”: già dal nome la formazione sceglie di ricordare la pesante eredità di una data (30 novembre 1947) considerata la più luttuosa da qualsiasi palestinese, quella della risoluzione ONU che diede inizio all’esodo fuori dalle proprie terre di buona parte di queste popolazioni. Il 1947, anno in cui era ancora possibile incontrarsi nella Grande Siria, dove una libertà di circolazione oggi impossibile abbatteva i confini tra Gerusalemme, Amman, Damasco e Beirut; l’anno immediatamente precedente a quello della fondazione dello stato di Israele e della prima guerra arabo-israeliana. Gli stessi confini che i 47 Soul vogliono cancellare, celebrando la memoria di quell’evento per loro drammatico, a suon di musica. La band propone un nuovo genere musicale chiamato “Shamstep” – un potente mix di musica da strada tradizionale della regione Bilad al-Sham (che comprende Palestina, Libano, Siria, Israele, parti della Giordania, dell’Iraq e della Turchia) combinato con profondi ritmi elettronici e influenze funk, hip-hop e rock, ed elabora melodie che hanno attraversato il mondo arabo per secoli con sintetizzatori analogici e linee di chitarra ipnotica e cantando i loro testi poetici sia in arabo che in inglese.

venerdì 26 ottobre

Uno dei concerti maggiormente attesi è senz’altro quello della stella del Niger, il touareg GoumarAlmoctar, detto Bombino. Virtuoso della chitarra elettrica, allievo di HaiaBebe, discendente di una tribù che da secoli lotta contro il colonialismo e l’invadenza dell’Islam più estremista e rigidamente ortodosso, Bombino è uno dei maggiori rappresentanti del Desert Blues, un blues caldo come il vento del deserto in cui è nato, ibridato di volta in volta da sapori rock, reggae e psichedelici. Negli anni è riuscito a far conoscere il suo mix musicale irresistibile in giro per il mondo, collezionando incontri sorprendenti, come quello con Keith Richards, come la recente collaborazione con Jovanotti e con  Dan Auerbach dei Black Keys, che lo ha voluto anche produrre in studio d’incisione.

Sabato 27 Ottobre

Uno dei personaggi più geniali, poetici e stravaganti della musica popolare e d’autore italiana: Antonio Infantino con la sua TaranTrance.

Il suo concerto al Festival Musica dei Popoli2018 era già programmato, Infantino era al solito di un entusiasmo irrefrenabile e contagioso al pensiero di un evento a cui così tanto teneva, stavamo pianificando una serie di sorprese che arricchissero ulteriormente questa serata. La notizia della sua morte improvvisa (ci eravamo visti per lavorare sul concerto solo un paio di giorni prima) ci ha lasciato completamente sconcertati e prostrati per il dolore. Antonio era da sempre un grande sostenitore di Musica dei Popoli, manifestazione che amava molto e in cui si era esibito più volte, sempre con grande successo; quindi il concerto di fine settembre sarà un omaggio e una celebrazione al tempo stesso.

Sul palco il suo gruppo e tutta una serie di ospiti speciali che ricorderanno il percorso umano e musicale di Infantino, un artista che ha recuperato e rivalutato la taranta in Italia in un momento in cui questa musica e i fenomeni del tarantismo erano percepiti come elementi di superstizione, retaggi di un passato da nascondere. Lui ha preso per mano questa tradizione, l’ha fatta propria ibridandola con la ‘sua’ canzone d’autore, con la musica brasiliana, con la trance elettronica della nuova musica dance internazionale, l’ha rivendicata con orgoglio, l’ha trasportata nel presente.

Venerdì 02 Novembre

ZION TRAIN Nel 2018 ZION TRAIN celebra 30 anni!
special guests: Raiz (Alma Megretta) + Paolo Baldini DubFiles  (Mellow Mood, Africa Unite) + Michela Grena

30 anni di musica senza compromessi col mercato e con il music business, 30 anni di fiera ed orgogliosa indipendenza e di good vibrations, di bassi pulsanti e di dub style.
In questi 30 anni di musica e bassi profondi gli Zion Train sono stati universalmente riconosciuti come un punto di riferimento assoluto nella scena dub mondiale, creando ritmi che hanno fatto ballare centinaia di migliaia di persone ed ispirato giovani artisti e musicisti provenienti da ogni parte del mondo.
La loro storia inizia nel 1988 con un collettivo di musicisti che ha rivoluzionato la scena degli anni ’90: partecipando a centinaia di festival nel mondo, girando il primo video musicale dub, producendo fanzine e una loro loro etichetta discografica, realizzando decine di dischi di altri artisti della scena. Con un Grammy Award nel dub, conseguito dopo il disco “Live as one” Neil Perch ha creato uno stile che ha fatto scuola e ancora oggi la lezione degli Zion Train non manca nel fare tendenza.
Il 2018 è dedicato ad un tour celebrativo che vedrà Neil Perch e l‘incredibile Mc Dubdada per la prima volta affiancati da ospiti d’eccezione quali Paolo Baldini (Dub Files, Africa Unite, The Dub Sync, Mellow Mood) al basso, Raiz (Almamegretta),Michela Grena (B.R, Stylers and Wicked Dub Vision) che ha condiviso i palchi con Africa Unite,Lee Perry, Zion Train, Mad professor, Adrian Sherwood e Horace Andy. Ai fiati uno tra più eclettici sassofonisti italiani Gianni Denitto , già con l’Orchestra Sinfonica della Rai, Miroslav Vitous, Francesco Cafiso, Billy Cobham e Fabrizio Bosso. Il live di questo tour celebrativo promette performance emozionanti ed intense e sarà arricchito di volta in volta da ospiti che negli anni hanno collaborato a stretto contatto con Perch. Imperdibile!

Giovedì 8 Novembre

La musica degli Huun-Huur-Tu può venire descritta solo come profondamente misteriosa. Ciò come diretta conseguenza del loro stile di canto armonico, figlio di una tradizione secolare che discende dalla repubblica di Tuva, nell’Asia centrale. Una tecnica nella quale il cantante, sfruttando le risonanze che si creano nel tratto tra le corde vocali e la bocca, emette contemporaneamente la nota e l’armonico relativo (detto anche ipertono). Questa tecnica (in inglese throat singing) permette lo sviluppo di un universo del suono unico e coinvolgente, ricco di armonici sopra e sotto la frequenza fondamentale. Un altro elemento peculiare del gruppo è l’utilizzo di strumenti tradizionali come l’igil, il byzaanchi, il khommuz, il doshpuluur e il tuyug.

I membri di Huun-Huur-Tu si sono dedicati all’apprendimento di canzoni e di melodie antiche, ma allo stesso tempo le loro performance trovano risonanza anche nel mondo contemporaneo. Il percuotere ripetuto di una corda contro legno e pelle si trasforma in un disegno meditativo che sembra venire direttamente dall’avanguardia. I discendenti di isolati pastori siberiani estraggono una musica stranamente universale da alcuni dei fenomeni acustici più singolari di questo pianeta.

A partire dai loro primi tour in Occidente, gli Huun-Huur-Tu sono stati quasi gli unici a introdurre al mondo esterno la ricchezza sconfinata delle tradizioni di Tuva, in particolare grazie alle loro superiori abilità musicali. Provenienti dai pascoli dei monti Altai nel sud della Siberia centrale, sono musicisti che hanno trascorso decenni a perfezionare il canto armonico, gli approcci strumentali e le canzoni vibranti della loro madre patria.

Vestito in abiti tradizionali, l’ensemble si accompagna con strumenti a corda e percussioni, i cui ritmi sembrano evocare cavalcate nella steppa siberiana. I loro pezzi strettamente strutturati spesso imitano suoni naturali, di modo che una canzone può costituire una rappresentazione letterale di un paesaggio di Tuva.

Jon Sobel di Blogcritics Magazine ha descritto le loro performance dal vivo come composte da: “una musica calorosamente umana come qualsiasi stile folk, ma non tutto è khoomei. I quattro performer sono in grado di produrre ben sei o sette ben distinte voci che cantano tra di loro. Accompagnandosi con strumenti a corda pizzicati e ad arco, percussioni, e scacciapensieri, emulano i ritmi biologici nelle canzoni: il battito cardiaco, la respirazione, una mente alla deriva nel mondo dei sogni, e non meno importante (per una popolazione nomade), il trotto di un cavallo. Le loro canzoni parlano di amore romantico, dell’amore per la propria terra, e (non da ultimo) dei cavalli, con stati d’animo che vanno dal lirico e riflessivo al gioioso al divertente e ballabile“.

Sabato 10 Novembre

BARO DROM ORKESTAR

“Nísba”, parola usata sia nel linguaggio popolare italiano (un “niente” ironico e caricaturale) che nella toponomastica araba (dove indica la provenienza geografica o tribale di una persona) è il titolo del terzo disco della Baro Drom. Un album che apre nuove strade al quartetto fiorentino, dove  potrete trovare strumenti ancestrali come il berimbau o l’udu amalgamarsi con le melodie della fisarmonica e del violino; sentire vecchi farfisa e un contrabbasso distorto cadenzare il passo di danze ipnotiche, ascoltare un mondo sonoro inedito che non tradisce però l’energia e lo stile che da sempre ha  contraddistinto la band.

Un dance party creato dal vivo da soli tre musicisti e due loop station usate per sovraincidere le tracce e manipolare i suoni acustici ed elettronici. Fanfara Station fonde la forza di un’orchestra di fiati, l’elettronica e i ritmi e i canti del Maghreb. Ispirato dal ricordo della banda del padre di Marzouk Mejri, Fanfara Station celebra l’epopea delle culture musicali della diaspora africana e dei flussi che da sempre uniscono il medio oriente al Maghreb, all’Europa e alle Americhe.

Gli strumenti che si uniscono alla voce di Marzouk sono tantissimi: le percussioni scascika, tar, bendir, darbuka e tabla che si intrecciano con la tromba, il trombone, il clarinetto e i tre fiati tunisini: nay, mizued e ocra.

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Fondazione Lavoratori Officine Galileo F.L.O.G. Soc. Coop.
Contributi Annualità 2018
Regione Toscana “Sostegno ai Festival di Spettacolo dal vivo”: 19.738,33 Euro
Città Metropolitana di Firenze “Contributi Straordinari in ambito Culturale”: 4.760,00 Euro
Comune di Firenze “Contributi Culturali”: 25.000,00 Euro